La strada è ancora in salita. Il rebus dell’Imu che il ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni deve risolvere è quello di conciliare le richieste della maggioranza in particolare del Pdl con l’equilibrio del bilancio che richiede per un mancato gettito l’opportuna copertura. Mentre ad Arcore si svolgeva il vertice per decidere la linea da tenere in vista del prossimo voto al Senato sulla decadenza di Berlusconi, al ministero dell’Economia i tecnici rifacevano i conti. Al momento, sarebbero state trovate coperture per 3,4 miliardi sufficienti a evitare il pagamento della prima rata dell'Imu 2013, quella che i proprietari della casa di abitazione avrebbero dovuto pagare a giugno, ma resta il nodo della rata di dicembre. I 3,4 miliardi non sarebbero sufficienti per abolire anche il secondo versamento che richiede altri due miliardi. Inoltre mancherebbe all’appello anche la copertura per sospendere l’aumento dell’Iva. Senza interventi, dal primo ottobre l’aliquota passerebbe dal 21 al 22%. Si va quindi profilando l’ipotesi di mettere all’ordine del giorno del Consiglio dei ministri di mercoledì prossimo solo il decreto di abolizione della prima rata dell’Imu mentre la questione della sterilizzazione dell'aumento dell'Iva verrebbe affrontata a settembre. Nel menu delle possibili coperture c’è di sicuro l’extragettito Iva generato dal pagamento alle imprese creditrici verso la Pa di ulteriori 10 miliardi entro il 2013. Questo farebbe affluire nelle casse dello Stato circa un miliardo. Il resto verrebbe trovato con una sforbiciata delle agevolazioni fiscali. Ma il traguardo di trovare risorse compesantive per abolire del tutto l’imposta sulla prima casa, sarebbe comunque lontano. Ecco quindi che potrebbe tornare in ballo la soluzione selettiva indicata dal ministro degli Affari regionali Graziano Delrio di far pagare l’Imu solo per le abitazioni di maggior pregio escludendo il 70% della platea. Ma questa ipotesi ha già avuto la bocciatura del Pdl con il capogruppo Brunetta che ha intimato al ministro il silenzio. Non ci sono invece problemi di copertura, ma squisitamente politici per il decreto e il disegno di legge sulla Pubblica amministrazione che dovrebbero vedere la luce domani dopo il rinvio nel Consiglio dei ministri di venerdì. La bozza portata a Palazzo Chigi dal ministro Gianpiero D'Alia prevede la stabilizzazione dei precari nella pubblica amministrazione con tre anni di servizio negli ultimi cinque, attraverso concorsi riservati e nel rispetto del tetto del turn-over fissato al 20% nel 2014, al 50% nel 2015 e al 100% nel 2016. L'impianto ministeriale raccoglie il favore di massima dei sindacati. Il Pdl ha messo i plaetti anche in questo caso chiedendo di dare la precedenza a chi il concorso l'ha già vinto e di evitare comunque di offrire corsie preferenziali al di fuori di bandi aperti a tutti. Il compromesso per giungere a un accordo potrebbe essere l'accoglimento dello schema disegnato in precedenza da Renato Brunetta, che prevedeva di mettere a disposizione dei precari solo il 40% dei nuovi posti disponibili. Il ministro per lo Sviluppo economico, Flavio Zanonato, ha spiegato che «non c’è nulla di misterioso nella partita dell’Imu. La copertura è insufficiente per quanto ci siamo impegnati a fare. Ma una soluzione verrà trovata con la logica di rispettare in modo rigoroso quanto si è impegnato a fare Letta al momento della formazione del governo». Il Pd per bocca di Damiano attacca: il Pdl ha fatto dell'Imu una bandiera elettorale chiedendone l'abolizione totale, anche per i più ricchi.
Imu, i soldi ci sono ma solo a metà
Trovata la copertura per abolire la prima rata Resta il rebus per il pagamento di dicembre
