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Nel centrodestra è quasi un riflesso pavloviano.

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Daoggi non più. Basta con la sinistra che vuole far piangere i ricchi o mandarli all'inferno. E basta anche con la patrimoniale. La «conversione» a dire il vero non è proprio completa. Perché c'è sinistra e sinistra, ma anche patrimoniale e patrimoniale. Partiamo dal programma che è stato sottoscritto dai partiti che compongono la coalizione guidata da Pier Luigi Bersani. Due riferimenti. Capitolo dedicato al lavoro. «Il primo passo da compiere - si legge - è un ridisegno profondo del sistema fiscale che alleggerisca il peso sul lavoro e sull'impresa, attingendo alla rendita dei grandi patrimoni finanziari e immobiliari». Capitolo dedicato all'uguaglianza: «Ogni cittadino sia chiamato a corrispondere ai doveri fiscali in relazione al proprio patrimonio con fermezza e severità». Il termine «patrimoniale» non c'è. Ma il concetto è di facile interpretazione: più tasse per i ricchi. E questo vale sia per le rendite finanziarie che per quelle immobiliari. Ieri Bersani ha spiegato che non è così. «Non voglio fare Robespierre o Saint-Just - ha detto intervistato su Radio24 -. Una patrimoniale l'abbiamo già sugli immobili e si chiama Imu. Su questa penso ci debba essere una maggiore progressività. Per quel che riguarda il resto dei patrimoni non intendo affatto concepire una patrimoniale perché penso che il nostro problema sia la tracciabilità, per una Maastricht della fedeltà fiscale». Insomma niente patrimoniale sulle rendite finanziarie. Posizione su cui, assicura Bersani, c'è sicuramente l'accordo con Nichi Vendola. Dopotutto non è esattamente una novità. Già in occasione del dibattito televisivo durante la campagna delle primarie il leader del Pd aveva spiegato: «L'obiettivo è abbassare le tasse sui redditi medio-bassi per incoraggiare i consumi e abbassarle sul lavoro. Sono favorevole ad un'imposta personale sui grandi patrimoni immobiliari mentre su quelli finanziari mi accontenterei di una vera tracciabilità perché tassare tre volte lo zero, se uno non paga le tasse, è zero». Da tempo, quindi, Bersani ha accantonato l'obiettivo di andare a caccia di di conti correnti e patrimoni finanziari. Ma la cosa deve essere sfuggita ad alcuni dei «principali azionisti» della sua coalizione. A cominciare dalla Cgil. Susanna Camusso evita di polemizzare con il candidato che ha contribuito ad eleggere alle primarie e a domanda risponde: «Il mondo è bello perché è vario, ognuno ha le sue opinioni». Anche se subito dopo aggiunge: «Noi pensiamo che l'Imu rappresenta la tassa di proprietà sulle case che sia una quota della tassazione dei patrimoni, ma non sufficiente a ricostruire un punto di equilibrio sulla progressività fiscale e sulla giustizia fiscale che è necessaria in questo Paese». Per questo, secondo la leader della Cgil: «È indispensabile fare la patrimoniale. Non ci raccontino che c'è già. C'è un tema che si chiama equità e attraverso l'equità è possibile rendere disponibili risorse per lo sviluppo. Oggi c'è una straordinaria disuguaglianza tra chi paga regolarmente le tasse sul suo reddito e sulla casa e chi, invece, non paga sulle multiproprietà immobiliari e sulle rendite. Ed è su questo che bisogna ricongiungere la forbice, applicando quella regola fondamentale che è prevista anche dalla nostra Costituzione e cioè che la tassazione è progressiva sul reddito delle persone. Ci vuole comunque una patrimoniale e, contemporaneamente una lotta all'evasione fiscale». Dello stesso parere anche la Cisl che, nelle liste del Pd, esprime un proprio candidato (l'ex numero due del sindacato Giorgio Santini). «È necessario ed urgente ridurre le imposte sui redditi - sottolinea il segretario confederale Maurizio Petriccioli -, a cominciare da quelle che gravano sui lavoratori dipendenti e sui pensionati, spostando il prelievo verso le altre manifestazioni della ricchezza per recuperare le enormi capacità economiche oggi occultate e che l'Irpef fatica ad intercettare. Con queste finalità riteniamo possibile introdurre un'imposta patrimoniale ordinaria e progressiva su tutti i cespiti mobiliari ed immobiliari». Più dubbioso il leader della Uil Luigi Angeletti: «Sulla patrimoniale il mio giudizio è chiaro. Serve soltanto se i proventi venissero sicuramente e con certezza reinvestiti per la riduzione delle tasse». Bersani, quindi, non raccoglie molti applausi nel mondo sindacale. Una reazione che dovrà sicuramente far riflettere il candidato del centrosinistra. L'impressione è che, con le sue parole, Pier Luigi abbia voluto lanciare segnali rassicuranti verso il centro. I sondaggi dicono che Mario Monti sta raccogliendo meno del previsto. E forse Bersani teme che i moderati alla fine possano decidere di tornare «a casa». Da Silvio Berlusconi.

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