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L'obiettivo è prioritario: l'alleanza con la Lega.

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Perquesto Silvio Berlusconi non si arrende e tenta di allargare i confini del centrodestra. Il patto con la lista dei governatori (dovrebbe chiamarsi «Progetto Sud»)e con Gianfranco Miccichè è quasi perfezionato. Ora, al Nord, serve l'intesa con il Carroccio prima del Consiglio federale dell'8 gennaio. Ma le condizioni della Lega sono chiare: il sostegno a Roberto Maroni come candidato alla presidenza della Lombardia e un ruolo più sfumato di Berlusconi, magari a favore del ticket immaginato dai leghisti, con Angelino Alfano e Flavio Tosi. Dunque il Cavaliere ha chiarito in questi giorni che, in caso di vittoria, sarebbe pronto a lasciare la poltrona di premier a un altro esponente della coalizione. Ieri ha chiarito: «Io non aspiro e non ho mai aspirato alla presidenza della Repubblica». In un'intervista a Teleroma56, ha insistito: «Non ho alcuna ambizione personale, proprio non ne ho nessuna: anzi sento di svolgere un ruolo contro natura, data la mia veneranda età». Insomma, ha aggiunto andando sulla stessa scia percorsa negli ultimi giorni, «sono in corsa perché amo questo Paese e sento la responsabilità di essere ancora in grado di fare qualcosa di buono per lui e non lasciarlo in un futuro incerto e illiberale, come quello che gli deriverebbe se ci fosse ancora la sinistra al governo». Poi ha cercato di «risvegliare» i suoi elettori: «Abbiamo ancora un partito di post comunisti: per me è importante che il mio Paese, come nel '94, non sia sottoposto a una cura come propone la sinistra». Ha anche aggiunto: «La sinistra insiste con il mantenimento dell'Imu, propone un'imposta patrimoniale su beni mobili e immobili nei confronti del ceto medio e degli italiani benestanti. Il vizio dell'invidia degli uomini di sinistra nei confronti di chi ha raggiunto, attraverso sacrifici, una posizione di benessere non è mai venuto meno». Ovviamente non se n'è stupito: «Del resto questa non è ancora una sinistra socialdemocratica. Cento anni fa, in Inghilterra, il comunismo ortodosso si trasformò nel partito laburista, alcuni decenni fa in Germania nacque il partito socialdemocratico, io ho avuto speranza quando é comparso sulla scena politica Renzi. Ma è stato messo da parte dalla vecchia nomenclatura comunista. Bisogna evitare i rischi già corsi nel 1994». Non ha rinunciato alla stoccata al governo Monti. In serata, a Studio Aperto, l'ex premier ha sostenuto che l'aumento della criminalità dipende dalle politiche dei tecnici. Il Cavaliere ha spiegato: le politiche di «austerità del governo tecnico hanno condotto alla recessione che si è portata appresso l'aumento della criminalità che colpisce proprio i più deboli, gli anziani, le persone sole e le famiglie». Sul terreno politico le cose sono più complicate del previsto. Intanto nella partita per la Lombardia c'è il guastafeste Gabriele Albertini, che toglierà voti proprio al centrodestra. Inoltre, non mancano i malumori di alcuni governatori verso Miccichè, accusato di fare «il bello e il cattivo tempo» nella scelta delle liste e delle strategie elettorali. Proprio per questo Giuseppe Scopelliti, Stefano Caldoro e Raffaele Fitto, ieri in via dell'Umiltà, avrebbero deciso di non impegnarsi direttamente, ma di «cedere» al Progetto Sud soltanto alcuni fedelissimi. Dal canto suo il presidente della Campania Caldoro vorrebbe delle «garanzie» prima di imbarcarsi nella nuova avventura politica: punterebbe a definire le candidature nel Pdl campano. C'è, infatti, anche il caso di Nicola Cosentino: l'ex sottosegretario all'Economia sarebbe intenzionato a ricandidarsi. Intanto lo scontro s'accende. «Sanno tutti che Berlusconi dice che non farà il premier solo per fare l'accordo con la Lega. Poi, appena depositate le liste, cambierà idea» scrive su Twitter l'ex segretario del Pd Dario Franceschini. Si fanno sentire anche i «formattatori»: «Gli italiani chiedono alla politica di cambiare nel merito e nel metodo. Purtroppo quella fase politica che doveva avere come punto cardine il rinnovamento, l'innovazione e il merito rischia invece di diventare uno strascico penoso della seconda repubblica» dichiara il gruppo in rappresentanza di oltre 500 amministratori locali del Pdl. «Vorremmo che Berlusconi sparigliasse e ripartisse da persone con consenso ed esperienza amministrativa, invece nessun sindaco di primo o secondo mandato è stato preso in considerazione per la composizione delle liste». Proprio il confronto sui candidati al Parlamento rischia di far saltare il banco.

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