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La «prima» di Ignazio Visco alle Considerazioni finali all'assemblea dei partecipanti della Banca d'Italia segna una prima discontinuità con il predecessore Mario Draghi

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Scompaionoin buona parte dalle 18 pagine della relazione gli inviti pressanti e ripetitivi che l'attuale presidente della Banca Centrale Europea rivolgeva negli anni scorsi al governo per le riforme strutturali. Quelle richieste sono state travasate nella lettera che la Bce inviò all'esecutivo Berlusconi e che il successivo governo Monti ha cominciato a tradurre in leggi. Dunque meno politica economica e una relazione più tecnica rivolta ai banchieri seduti nella sala dell'assemblea di Palazzo Koch verso i quali la tirata d'orecchi è palese. Visco chiede meno costi per il personale, tagli ai maxi stipendi e bonus dei dirigenti e dei vertici, meno filiali e più servizi Internet e al telefono oltre che una sfoltita alla pletora di cda delle controllate. Insomma anche la casta bancaria, finora protetta, deve cominciare a rinnovarsi e a mollare parte delle rendite di posizione. Lo stile asciutto dell'inquilino di Palazzo Koch non lesina un warning, un allarme, all'indirizzo dell'esecutivo Monti. Visco promuove a pieni voti quanto fatto sul risanamento dei conti e sul cantiere aperto delle riforme strutturali da parte dell'attuale esecutivo ma «una tassazione così elevata,non è compatibile con una ripresa sostenuta e l'inasprimento non può che essere temporaneo». Il peso del fisco va tagliato, ammonisce che occorre tagliare la spesa, così come l'esecutivo si appresta a fare con la spending review e si devono utilizzare i recuperi dell'evasione. L'essenziale è appunto tornare a crescere. Anche perché quest'anno, e solo se la situazione non peggiorerà, se tutto andrà «bene» insomma, il calo del Pil sarà dell'1,5%. Ma le strade da percorrere per invertire la rotta sono in realtà strette per il pericolo di contagio che ancora si aggira per l'Europa e minaccia l'Italia. Il Governatore espone con chiarezza anche la necessità di proseguire nel processo di integrazione europea. Si deve «cambiare passo» dice esplicitamente, e occorre avere l'unione politica come «traguardo» perché nella tempesta perfetta che dallo scorso anno investe in particolare l'Europa «si avverte la mancanza di fondamentali caratteristiche di una federazione». La politica monetaria e la Bce, insomma, non possono sostituirsi agli stati sovrani e questi devono intanto dare, nell'immediato, «manifestazioni convergenti della volontà irremovibile di preservare la moneta unica». Poi l'assist a Draghi che nelle stesse ore spiega ai parlamentari Ue che si deve convergere verso un'unione bancaria europea. «Progressi rapidi nella costituzione di un fondo europeo per la risoluzione delle crisi bancarie contribuirebbero a ridurre l'incertezza dei mercati» spiega il Governatore. Focalizzando poi l'attenzione sull'Italia Visco ricorda che il nostro paese «ha importanti compiti da svolgere ma è già un bene aver avviato il cantiere delle riforme al quale dovrebbe essere affiancato uno sforzo finanziario aggiuntivo degli imprenditori perché rafforzino il capitale delle imprese nel momento in cui viene loro assicurata una semplificazione normativa». Per il resto, conclude Visco, si può anche procedere per gradi, «con un dossier alla volta», ma l'importante è comunicare e ribadire con nettezza «il disegno complessivo e la posta in gioco». Non manca la strigliata al mondo sul quale la Bankitalia continua il suo compito di vigilanza. La sferzata per le banche, con l'indicazione di precise mosse da attuare nei prossimi piani industriali, da parte di Visco è precisa e diretta e si basa su una considerazione semplice quanto tecnica: «È difficile in prospettiva il ritorno a un modello di crescita della redditività bancaria basato soprattutto sull'espansione dei volumi intermediati». Le banche infatti raccolgono meno di quanto impiegano e la crisi non permette più loro di finanziarsi sui mercati. In sostanza sono previsti meno utili e i loro azionisti, «devono essere consapevoli che ci saranno profitti più bassi ma più stabili». Per questo non sono giustificabili le ben 1.136 cariche nei soli primi 10 gruppi bancari che sono gravati anche da troppe controllate e cda poco utili dopo l'ondata di aggregazioni del sistema. Il governatore «assolve e banche dalle critiche di chi le accusa di non sostenere famiglie e imprese. I primi segnali di miglioramento, grazie alla Bce, ci sono.

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