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Bersani non si fida "Tempi troppo stretti"

Il segretario del Pd Pierluigi Bersani

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Alfano aveva chiesto «agli amici del Pd» di prendersi un po' di tempo per rispondere. Valutare con calma la proposta fatta insieme a Berlusconi e poi far conoscere la propria posizione. Speranza vana. Complici le anticipazioni giornalistiche di quanto si sarebbe detto in mattinata a Palazzo Madama, i primi commenti all'orizzonte di riforme prospettato dal Cav erano arrivati addirittura in anticipo. E radiopolitica aveva registrato un prevedibile coro di no. Ad aprire il dibattito non poteva che essere il segretario del Partito Democratico. «Il presidenzialismo? Se ne può anche parlare - aveva confessato Bersani in un'intervista a La Stampa - ma io ora mi concentrerei più su quello che possiamo fare coi tempi che abbiamo, cioè la modifica della legge elettorale con l'inserimento del doppio turno». «La gente non è scema - continua - e si rende conto che non è che qui dentro non si riesce a fare nulla e poi in due mesi si riesce a cambiare tutto da cima a fondo». Il concetto di tempi stretti torna a più riprese durante la giornata, in particolar modo dopo che, col passare delle ore, il progetto di Berlusconi diventa più dettagliato. «Noi abbiamo un'altra idea sul modello costituzionale - avvisa - ma francamente non vediamo le condizioni, né politiche né di tempi, per affrontare credibilmente nei prossimi mesi, da qui alla fine della legislatura, un tema di questo genere». «Non ci sono tabù - conclude - ma non vorremmo che tutto questo sia solo un pretesto per non fare niente di niente, compresa la riforma elettorale». È questa la maggiore preoccupazione del segretario democratico, «non si abbandona un treno già ben avviato per saltare su uno incerto». Non si insegue il presidenzialismo quando al Senato si discute già di doppio turno, il rischio è che salti tutta la riforma del «Porcellum». Tanto vale allora concentrarsi su quelli che sono gli aspetti che Bersani ritiene «più seri» del discorso di Berlusconi. Se il Cav auspica una grande alleanza di tutte le forze alternative alla sinistra, anche per i democratici è il momento di fare un passo verso i potenziali fiancheggiatori: «Sono pronto a lanciare, alla direzione del Pd di martedì prossimo, un appello politico a progressisti e riformisti». «Una proposta politica forte - continua - che sarà rivolta anche a quelli dell'Udc». Non sarà tale e quale alla «grande novità» promessa da Berlusconi e Alfano, ma l'effetto déjà vu è quasi inevitabile. Il messaggio viene subito raccolto dal leader dell'Idv Antonio Di Pietro, a Palermo per l'«investitura» del neosindaco Leoluca Orlando: «Già nelle prossime ore, al massimo nei prossimi giorni, chiederò un confronto a Bersani», spiega l'ex pm, «anche perché i risultati elettorali impongono ai partiti della foto di Vasto di realizzare una coalizione alternativa al modello perdente di Berlusconi». Il primo punto in comune potrebbe essere proprio l'avversione verso l'afflato riformista del Cavaliere: «Questa proposta di presidenzialismo è solo un raggiro per far credere ai cittadini di voler fare le riforme, ma in realtà si allungano i tempi di discussione». «Serve unicamente - conclude - per arrivare alle elezioni senza fare le uniche due riforme che dovremmo portare a termine: legge elettorale e dimezzamento del numero dei parlamentari». Inutile aspettarsi una sponda dai nemici di sempre. Ma l'amo lanciato dal Cavaliere non viene raccolto neanche dagli amici di una volta, Lega e finiani su tutti: «Siamo stati sempre favorevoli alle riforme costituzionali - dice il leader in pectore del Carroccio, Roberto Maroni - ma per noi non si può prescindere dal Senato federale e dal dimezzamento dei parlamentari. Purtroppo nessuna di queste due cose è nei progetti sin qui presentati, quindi riteniamo ormai scaduto in questa legislatura il tempo per la "Grande Riforma Costituzionale"». Maroni riserva anche una stoccata ad Alfano: «Pronto a discutere di tutto col Pdl, ma chi comanda? Lui o Berlusconi?». Netta chiusura da Futuro e libertà: «Questa proposta sarebbe stata ottima se lanciata nel 2001 o nel 2008 - attacca il vicepresidente Bocchino - quando il Pdl aveva numeri e tempi. Adesso è pura propaganda e il neoprotagonismo di Berlusconi allontana la possibilità di una nuova alleanza tra le forze politiche alternative alla sinistra».

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