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La Lega ha "stima assoluta" in Boni

Il presidente del Consiglio regionale della Lombardia, il leghista Davide Boni

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La Lega fa quadrato attorno al presidente del Consiglio regionale lombardo Davide Boni. Umberto Bossi non ha dubbi: «Fiducia assoluta» per il suo uomo tanto da non chiedergli né di dimettersi dall'incarico al Pirellone né di sospendersi dal partito. Erano le 17.15 di ieri quando il Senatùr aveva deciso di chiamare nella sede nazionale del movimento in Via Bellerio a Milano i vertici del Carroccio per discutere del caso Boni. Una riunione convocata dopo l'avviso di garanzia per corruzione emesso contro l'esponente nordista alla quale hanno partecipato anche gli ex ministri Roberto Maroni e Roberto Calderoli. Dopo appena un'ora e mezza di discussione ecco il verdetto affidato ai giornalisti con una nota: «La Segreteria politica federale, dopo aver ascoltato il presidente Davide Boni, e il suo capo della segreteria Dario Ghezzi, in relazione ai fatti loro contestati, ha confermato la piena fiducia al presidente del Consiglio regionale, invitandolo a proseguire nel suo mandato». Ma è nella seconda parte della nota che emerge la secca smentita delle accuse e la linea difensiva: «Prima della riunione si è invece riunito il Comitato amministrativo federale della Lega Nord, nelle figure del senatore Roberto Castelli, del senatore Piergiorgio Stiffoni e del Segretario Amministrativo Federale Francesco Belsito: nel corso della riunione è stata eseguita un'accurata verifica della documentazione contabile della Lega Nord ed è stato appurato che, nel periodo dal 2005 al 2010, nell'elenco delle oblazioni volontarie ricevute a bilancio, da società o da privati, non figura nessuno dei nominativi emersi in questi giorni nelle varie indiscrezioni apparse sugli organi di stampa. Da questa verifica è dimostrato che la Lega Nord è completamente estranea a qualsiasi tipo di illazione al riguardo». Ma nessuno osa parlare di complotto contro il movimento, né tantomeno Castelli che rivolgendosi alla magistratuta commenta: «No, macché complotto, le Procure possono anche prendere cantonate». Eppure di cantonate non sembrano essere stati vittime né il procuratore aggiunto di Milano Alfredo Robledo né il pm Paolo Filippini che nei prossimi giorni chiederanno al gip la proroga dell'indagine sulle tangenti al "Pirellone". Stanno infatti per scadere i primi sei mesi dell'inchiesta, termine oltre il quale è necessaria un'autorizzazione del gip a continuare le attività investigative che secondo l'accusa, sono tutt'altro che concluse e potrebbero portare a ulteriori sviluppi. Ed è per questo che già ieri i magistrati hanno sentito una persona negli uffici della procura. Nel luglio scorso, l'architetto Michele Ugliola aveva parlato per la prima volta di Boni, raccontando il presunto sistema di mazzette versate a esponenti leghisti da imprenditori per ottenere agevolazioni nell'ambito dell'edilizia commerciale e residenziale. Il nome di Boni, che secondo Ugliola avrebbe ricevuto almeno «sei o sette buste» di denaro nel suo ufficio e al quale lui stesso avrebbe versato 200mila euro, venne quindi inserito nel registro degli indagati. Intanto, Robledo potrebbe aprire anche un'inchiesta per fare luce sulla fuga di notizie che ha portato ieri alla pubblicazione su La Repubblica, di verbali secretati contenenti le rivelazioni di Ugliola. Per il procuratore aggiunto ne sarebbero derivati «gravi danni alle indagini». Cauto sulla vicenda invece il presidente della Regione Roberto Formigoni che, pur escludendo un «complotto dei magistrati», parla di «strumentalizzazione da parte della stampa e di potentati finanziari ed economici» contro la Regione e spera che Boni faccia chiarezza al più presto e dimostri la sua estraneità». Chiarezza che potrebbe arrivare già alla prossima convocazione del Consiglio quando Boni prenderà la parola per chiarire la sua posizione. E intanto su Facebook il presidente festeggia le donne: «La loro giornata, dovrebbe essere ogni giorno».

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