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Alfano: tre priorità lavoro, lavoro, lavoro

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Nella combo il segretario del Pdl, Angelino Alfano, e il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani

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A dispetto del richiamo del premier Mario Monti, il solco tra Pd e Pdl sembra allargarsi ogni giorno. I leader continuano ad assicurare il sostegno al governo, ma i toni tra i due partiti stanno precipitosamente riprendendo le asprezze di qualche mese fa. Tanto che oggi Pier Luigi Bersani, sentito il discorso di Angelino Alfano a Orvieto, ha avanzato il sospetto che il leader del Pdl abbia aperto la campagna elettorale. In questo clima non sorprende l'orientamento di Monti a non organizzare per ora vertici a tre fra Alfano, Bersani e Pier Ferdinando Casini. Dall'Udc spiegano di non avere ancora ricevuto una comunicazione ufficiale da palazzo Chigi. Ma Bersani si è tenuto sul vago: "Attendo istruzioni", si è limitato a dire. Di certo, ha chiarito, "io non faccio saltare vertici, dico la mia". E il segretario ha ripetuto che al tavolo di un eventuale confronto con gli altri leader che appoggiano Monti non vi possano essere argomenti tabù. "Ribadisco l'ovvio, un governo non puo' essere specializzato perché poi i problemi arrivano - ha spiegato - io non escludo niente dall'agenda". Che siano la Rai, la lotta alla corruzione o le emergenze internazionali. Detto questo, ha ricordato, "il tema principale per noi è quello sociale e si chiama lavoro". Su questa priorità il Pd ha scoperto con sorpresa oggi un'inedita sintonia con il Pdl, visto l'impegno assicurato da Alfano a Orvieto. Ma per Bersani l'uscita del segretario del Pdl è strumentale. "Quando c'è da parlare di corruzione e frequenze, scoprono anche il lavoro. Questa settimana, poi vediamo la prossima cosa succede...", ha ironizzato. Hanno infastidito, e destato sospetti, poi i passaggi di Alfano sullo "zapaterismo" di un'eventuale alleanza Pd-Sel-Idv che potrebbe tentare di "scardinare la famiglia" e legalizzare i matrimoni gay. Messaggi, hanno sottolineato al Nazareno, da propaganda elettorale. E lo ha detto esplicitamente Bersani. "Sentendo i toni di Alfano chiedo se siamo già in campagna elettorale", ha scritto su Twitter. "Nel caso ci tenga informati, vorremmo partecipare", ha aggiunto. Per ora, comunque, non sono in vista rotture nell'asse che appoggia Monti. "Non da parte nostra", hanno assicurato al Pd. Dal canto suo però Bersani è tornato a spronare il governo e dettare i paletti della riforma del mercato del lavoro. "Sbrogliamo il tema del mercato del lavoro e facciamolo con un accordo", ha detto il segretario, "se quel tavolo fallisce non è come ai tempi di Sacconi. Non funziona così stavolta: è un liberi tutti". Il tavolo con le parti sociali, ha avvertito, deve servire a riformare gli ammortizzatori sociali con un po' di fondi. "Dico al governo che non possiamo dire all'Europa: "Facciamo qualcosa che somiglia alla Danimarca e non ci mettiamo un euro"", ha spiegato, "la Bce lo sa che la flex-security costa". E poi bisogna "ri-regolare e non de-regolare". Quindi basta con gli attacchi all'articolo 18. "Se lanciamo uno scalpo perché lo possano vedere i famosi mercati, quelli per 48 ore ci dicono bravi e applaudono poi dopo 3 giorni capiscono", ha assicurato. Dunque, fermo restando la possibilità di una "manutenzione" alla norma, ora "a non mettiamo in moto obiettivi che non avrebbero senso e non ci porterebbero a niente di buono".

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