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La protesta si allarga Anche Lisbona va in piazza

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Nonsolo ad Atene anche a Lisbona ieri migliaia di manifestanti hanno alzato la voce della protesta contro le misure di austerità imposte da Ue e Fmi, che hanno messo in ginocchio il paese. In cambio dei 78 miliardi di euro prestati da Commissione europea, Bce e Fmi al Portogallo con il piano di salvataggio siglato nel maggio scorso, il governo del premier Pedro Passos Coelho ha imposto al paese un piano di austerità lacrime e sangue: taglio di stipendi e pensioni, aumento di Irpef e Iva, di luce, gas e trasporti, tredicesima «confiscata», giro di vite su spesa sociale e medica, investimenti e lavori pubblici. Le mense di Caritas sono sull'orlo del collasso. Ora accolgono anche liberi professionisti, ingegneri, professori, rimasti senza lavoro e senza risorse, orfani del «miracolo» portoghese. «È una strada che ci porta al disastro» ha denunciato ieri durante la manifestazione di Lisbona organizzata dalla Cgtp, il primo sindacato portoghese, il segretario del partito comunista portoghese Jeronimo De Susa. La cura di cavallo imposta a Lisbona non ferma però la speculazione. Il Portogallo ha rispettato gli impegni presi con Bruxelles, e lo paga con una recessione al -3%, e un ulteriore impoverimento della sua popolazione, già la più povera dell'Europa occidentale. La «troika» Ue-Bce-Fmi è soddisfatta del lavoro fatto dal governo lusitano. Ma i mercati scommettono già su un rischio default portoghese. Se la Grecia cadrà, come alcuni prevedono, in maggio, il Portogallo è il prossimo sulla lista della speculazione. E questo nonostante le parole di elogio della cancelliera tedesca Angela Merkel al risanamento avviato da Lisbona. La proposta provocatatoria per curare il mal di debito lusitano è semplice. Lisbona potrebbe rivolgere la richiesta d'aiuto finanziario al ricco e liquido Brasile. Affine per lingua e cultura e in fondo figlio giovane del Portogallo colonialista. In fondo i figli non rifiutano mai di dare un aiuto ai propri genitori. Nell'attesa nel paese cresce l'esasperazione. Scioperi e manifestazioni si moltiplicano. Ma i portoghesi, a differenza dei greci, non si picchiano con la polizia, mantengono la protesta entro i limiti del pacifico, e quindi attirano meno l'attenzione delle tv mondiali.L'eroe della Rivoluzione dei Garofani che nel 1974 rovesciò la dittatura, Otelo de Carvalho, ha avvertito nelle ultime settimane che «se saranno valicati certi limiti nella perdita dei diritti» potrebbero intervenire di nuovo i militari. «Se avessi saputo che saremmo arrivati a questa situazione» è sbottato «non avrei fatto la rivoluzione». Fil. Cal.

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