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I fornai bocciano i professori

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Un fornaio con una cesta di pane

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«La nostra domenica è sacra. Solo professori che non conoscono la vita reale potevano pensare di farci lavorare il giorno di festa. È proprio vero che chi non sa fare insegna». Il profumo del pane la domenica mattina non piace ai fornai. Quelli di Roma sono belli caldi. E il fatto che lavorino accanti ai forni non c'entra. Da un capo all'altro della Capitale, ieri dopo il decreto Monti che dà la possibilità di sfornare anche di domenica, mugugni e proteste sono corali nei forni storici, un pezzo di storia di Roma. «Lavorare 7 giorni su 7 è faticoso. Il nostro è un mestiere duro, se ci tolgono la domenica chi ci rimette è la famiglia» dice Bernardino Bartocci, titolare del forno a Campo de' Fiori e presidente dell'Associazione panificatori di Roma e provincia (Cna). Ma nessuno provi a farli passare per scansafatiche. A 70-80 anni i mastri fornai sono ancora in pista. Vittorio Corinaldasi, 76 anni, alle 6 alza la serranda della Compagnia del Pane a viale dei Colli Portuensi. E quando si riposa tramanda la sua arte in giro per il mondo. «Dopo New York ora va in Kosovo» dice la figlia Barbara, 41 anni. Aldo Albanesi invece ne ha 82. «E anche oggi ha impastato frappe e castagnole» racconta il figlio Alessandro, 32, quinta generazione di fornai in via Cardano, nel popolare quartiere Marconi, 38 dipendenti, 9 quintali di pane sfornato al dì. Lavorare la domenica è l'ultima mazzata dopo la riforma Bersani. «Qui a via Cardano - dice - i forni sono spuntati da macellerie e pizzicherie». Ora in 300 metri ce ne sono quattro. C'è chi riscalda il pane precotto. Tanto chi se ne accorge. «Sono sei anni che aspettiamo il regolamento attuativo che distingue il pane fresco da quello conservato» dicono i fornai. Questo sì che servirebbe. «Siamo artigiani con imprese a carattere familiare non solo a Roma ma in tutto il Paese» precisa Bartocci. Non è così che si cresce. «Tenere i laboratori aperti la domenica aumenta i costi. E anche quelli del pane. Poi chi lo compra?». E che bisogna c'è. «In centro i laboratori possono già stare aperti». Insomma, il lavoro di domenica diventa un altro «balzello». Come i costosi e inutili filtri da 3.500 euro. «Emilia Romagna e Toscana li hanno aboliti - dicono i fornai - Loro non hanno paura del profumo del pane».

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