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Calano le pensioni. Grazie al Cav

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Le riforme approvate dal precedente governo funzionano Gli assegni liquidati da gennaio a novembre scendono del 30%

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Almenoper le casse dello Stato. Le riforme della previdenza messe in campo dal precedente governo guidato da Silvio Berlusconi, spiega il presidente dell'Inps Antonio Mastrapasqua, «hanno funzionato. Abbiamo verificato che prima la transizione era troppo lenta e l'età media si allungava troppo poco rispetto alla crescita dell'aspettativa di vita». Insomma, l'effetto delle finestre si fa sentire sulle nuove pensioni. I dati, anticipati dall'Ansa, mostrano infatti che nei primi 11 mesi dell'anno, gli assegni di vecchiaia e anzianità liquidati sono stati 224.856, con un calo del 29,5% (oltre 94mila) rispetto allo stesso periodo del 2010. «Negli altri Paesi europei - prosegue il numero uno dell'Istituto - si esce dal lavoro più tardi e con tassi di sostituzione più bassi. A fronte del nostro 80% rispetto all'ultimo stipendio, in Germania chi va in pensione prende in media il 58,4% dell'ultima retribuzione. Ora il sistema è stato messo in sicurezza». Il calo più consistente si è registrato per le nuove pensioni di vecchiaia (età anagrafica di 65 anni per gli uomini e di 60 le donne secondo le regole vigenti fino al 2011, anni però che sono diventati 66 e 61 con l'introduzione della finestra mobile). Da gennaio a novembre 2011 sono scese del 39,4% (in totale 94.216), mentre quelle di anzianità hanno fatto registrare un -20,1% (163.507 nel 2010, 130.640 del 2011). Mastrapasqua ricorda che nei primi 11 mesi del 2011 l'età media di uscita dal lavoro è stata di 60,2 anni, in calo rispetto ai 60,4 del 2010 e ai 61,1 del 2009. Sulla diminuzione hanno inciso soprattutto le nuove regole scattate nel 2011 sulla finestra mobile (12 mesi di attesa una volta raggiunti i requisiti per la pensione, 18 mesi per gli autonomi) e sull'inasprimento dei requisiti per l'accesso alla pensione di anzianità (almeno 60 anni di età con quota 96 tra età e contributi, a fronte dei 59 e quota 95 del 2010, mentre sono rimasti stabili i 40 anni di contributi a qualsiasi età). Nel 2011 in pratica, sono riusciti a lasciare dal mondo del lavoro solo coloro che avevano già i requisiti nel 2010, perché per chi li ha raggiunti quest'anno è tutto rinviato al 2012. Quando tra l'altro scatteranno le nuove regole previste dalla manovra correttiva (addio alle quote per l'anzianità, aumento per l'età delle donne, cancellazione della finestra mobile ecc.). Regole che non varranno, ovviamente, per chi è stato bloccato: chi ha maturato il diritto alla pensione a giugno 2011 vi andrà regolarmente a giugno 2012. Tornando all'analisi dei dati relativi ai primi 11 mesi di quest'anno, il calo complessivo ha riguardato sia i lavoratori dipendenti (da 191.666 a 134.243, con un -29,6%) sia gli autonomi (da 27.501 a 20.137 per i coltivatori diretti, da 53.416 a 38.107 per gli artigiani, da 46.362 a 32.369 per i commercianti). Se si guarda solo alle pensioni di anzianità, la diminuzione è stata più consistente per gli autonomi. Da gennaio a novembre, infatti, le nuove pensioni di anzianità liquidate dal fondo lavoratori dipendenti sono state 87.465, appena il 13,8% in meno rispetto allo scorso anno. Ciò nonostante si è registrato un aumento di 21.135 assegni rispetto ai 66.330 previsti dall'Inps, ed è l'unico caso per il quale la realtà ha superato le previsioni. Nel complesso, tra vecchiaia e anzianità, nei primi 11 mesi del 2011, si è registrato un -14.364 rispetto alle attese. L'ultimo dato riguarda l'Istituto che chiude il proprio bilancio finanziario di competenza in sostanziale pareggio. Situazione che potrebbe migliorare con le novità introdotte per il prossimo anno dal decreto Salva-Italia. Nel frattempo, la politica, si divide nell'analisi dei numeri. Per il responsabile lavoro dell'Idv Maurizio Zipponi dimostrano «quanto siano stati pesanti gli interventi effettuati dal governo Lega-Berlusconi». Di tutt'altra idea il deputato Pdl Giuliano Cazzola: «La diminuzione dimostra che anche il precedente governo aveva adottato delle misure utili a contenere la spesa e a ritardare il pensionamento».

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