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Il giudice cancella i ministeri di Monza

I ministri Carleroli, Brambilla, Bossi e Mauro all'inaugurazione degli uffici ministeriali a villa Reale a Monza

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Un decreto del giudice del Lavoro di Roma del 14 ottobre scorso ha dichiarato la condotta antisindacale del governo nell'apertura della sede ministeriale a Monza. Il decreto è stato depositato oggi. Ne danno notizia i sindacati autonomi Sna.Pre.Co.M. e S.I.Pre. che avevano fatto ricorso, secondo i quali "la Presidenza del Consiglio dovrà chiudere le sedi periferiche delle strutture affidate ai ministri Bossi e Calderoli". Il ricorso era stato proposto per mancato coinvolgimento dei sindacati nella decisione. Il tribunale ha pertanto annullato gli effetti dei decreti, una "battaglia" portata avanti e vinta l'estate scorsa dalla Lega Nord. LA SENTENZA "Il giudice del lavoro, Anna Barboncini, dichiara l'antisindacabilità della condotta tenuta dalla Presidenza del Consiglio dei ministri - si legge nel dispositivo - consistente nell'istituzione di sedi periferiche della struttura di missione di supporto al ministero per la Semplificazione normativa e del Dipartimento per le Riforme istituzionali omettendo l'informativa preventiva e conseguentemente impedendo la concertazione con le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative del relativo comparto; ordina all'amministrazione resistente di desistere dal comportamento antisindacale e di rimuovere gli effetti". Il ricorso era stato promosso dai sindacati della presidenza del Consiglio che avevano appreso "dell'istituzione delle sedi a Monza - spiega il presidente del consiglio direttivo del Sipre (Sindacato indipendente della Presidenza del Consiglio dei ministri) Alfredo Macrì - dai giornali e dai tg. La decisione era stata adottata e portata avanti senza coinvolgere le organizzazioni sindacali o attivando, come previsto dalla legge, informazione preventiva e concertazione prima di procedere" al taglio del nastro, trasformatosi l'estate scorsa in una vera e propria festa leghista. Ora un decreto del giudice del lavoro, depositato stamani, annulla gli effetti dei provvedimenti "stabilendo la chiusura - sottolinea Macrì - delle sedi periferiche affidate ai ministri Bossi e Calderoli", rispettivamente "un dipartimento e una struttura di missione". Condannando per di più la presidenza del Consiglio al pagamento di un terzo delle spese legali. La sentenza, in realtà, si limita ad annullare gli effetti dei provvedimenti che sono stati adottati con condotta antisindacale. "Di fatto - precisa Macrì - le sedi periferiche cessano di essere strutture della presidenza del Consiglio. Noi - puntualizza - ci eravamo spinti più in là, chiedendo l'annullamento dei decreti istitutivi. Ma questo tipo di decisione è stato rinviato al giudice amministrativo. Tuttavia, la sentenza depositata oggi ci dà ragione e rende 'inagibili' le sedi di Monza". "Se decideranno di ignorare questa pronuncia e continueranno ad avvalersene - avverte Macrì - siamo pronti a ricorrere anche al giudice amministrativo. Siamo stufi di regole che vengono puntualmente disattese, non ne possiamo più". Il ricorso era stato promosso, oltre che dal Sipre, dal Sindacato nazionale autonomo presidenza del Consiglio dei ministri (Snaprecom). I due sindacati esprimono "viva soddisfazione per il risultato ottenuto in un periodo in cui tutto il pubblico impiego è fatto oggetto di provvedimenti legislativi discriminatori e di svariati attacchi denigratori anche da parte di autorevoli membri del governo".

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