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Sulle intercettazioni si va verso la fiducia

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Il Cav è categorico. Le priorità rimangono quelle di sempre: bisogna andare avanti con il disegno di legge sulle intercettazioni e poi completare la riforma della giustizia. Ma gli ostacoli non mancano. A Montecitorio, infatti, l'esame del testo slitta alla prossima settimana. Ieri non si è votata nessuna delle proposta di modifica, malgrado il governo avesse fatto convocare in aula tutti i suoi deputati «senza eccezione alcuna» per evitare imboscate dall'opposizione. Il nuovo relatore Enrico Costa (Pdl) è al lavoro per allargare il consenso sul testo, ma il governo valuta l'ipotesi di porre la fiducia sul disegno di legge, duramente contestato dalle opposizioni. Un'ipotesi, quella di blindare il provvedimento, su cui però nel Pdl non tutti sono d'accordo. A partire dai Cristiano-popolari di Mario Baccini fino a Francesco Pionati, di Adc, i quali consigliano «grande prudenza sull'uso della fiducia per puntare invece ad una riforma il più possibile condivisa» della disciplina degli ascolti telefonici. Secondo Umberto Bossi, il provvedimento sulle intercettazioni «passa anche senza la fiducia. Il ddl - sostiene il Senatur - serve a far diventare il nostro paese normale, perché le intercettazioni sono usate indipendentemente dai processi». Il Pd, intanto, continua la sua battaglia rinnovando l'invito al governo a ritirare il provvedimento: «L'annunciato ricorso alla fiducia sarebbe l'unico escamotage per nascondere la debolezza della maggioranza», attacca Donatella Ferranti che si appella alla Lega perché «valuti i rischi per la sicurezza determinati dalla legge». D'altra parte, è lo stesso Giuseppe Pisanu, uno dei "malpancisti" del Pdl, a sostenere che le intercettazioni sono «un problema secondario rispetto alla drammaticità della crisi economica», e auspica una soluzione «sulla linea del compromesso che si era raggiunto in commissione giustizia, che evitava gli abusi ma garantiva la tutela di questo strumento per le indagini e la libertà di informazione». Il leader Democrat, Pier Luigi Bersani, denuncia un «colpo di mano», sottolineando che quello delle intercettazioni «è un problema che va affrontato, ma le ricette sono totalmente sbagliate». Duro è Italo Bocchino di Fli: «Non possiamo permettere che la stampa venga imbavagliata. Se la maggioranza vuole proseguire con questo scempio, noi ci opporremo per il bene dell'informazione». Contestazioni su cui fa muro il Pdl. «Qui non si vuole salvaguardare il diritto di cronaca bensì si vuole garantire l'assoluta anarchia ed un vero e proprio far west», tuona in Aula Luigi Vitali. E, a proposito di Far West, ci pensa Antonio Di Pietro a mettere in chiaro ogni cosa: «Annunciamo che se questo diabolico disegno dovesse passare, i parlamentari dell'Idv si faranno carico di pubblicare le intercettazioni regolarmente acquisite e depositate. Infatti, l'immunità parlamentare, di cui noi non abbiamo mai voluto usufruire, finalmente verrà utilizzata per un buon servizio: quello di informare i cittadini sui misfatti della casta».

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