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"Ora possibili due inchieste e il premier verrà indagato"

Il presidente dell'Unione delle Camere Penali Valerio Spigarelli

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«L'unica cosa certa, a questo punto, è che la competenza non è della procura di Napoli». Scherza Valerio Spigarelli, presidente dell'Unione delle Camere penali, dopo la decisione del tribunale del Riesame di Napoli di spostare l'inchiesta che coinvolge Gianpiero Tarantini, la moglie, Valter Lavitola e il premier Silvio Berlusconi. Presidente Spigarelli la decisione di Napoli scioglie definitivamente il nodo della competenza? «No. Non è la decisione del tribunale del Riesame a definire la questione, dal momento che l'autorità giudiziaria di Bari potrebbe avere un'idea diversa. Il tribunale del Riesame non può nemmeno pronunciarsi su un fatto diverso da quello per cui è stata presentata l'istanza di custodia cautelare, può solo dare una diversa qualificazione giuridica dello stesso fatto. Così come ha fatto Napoli lasciando cadere l'accusa di estorsione e parlando di induzione a rendere dichiarazioni mendaci». E adesso che succede? «Ci sono due possibili scenari. La procura di Roma potrebbe portare la questione davanti alla Procura generale della corte di Cassazione o valutare il dispositivo emesso dal Riesame, verificare se Napoli ha ragione e passare gli atti a Bari».   È possibile andare avanti con due inchieste parallele? «È possibile che per un certo periodo indaghino due procure, almeno fino a quando una delle due non esplicita la propria competenza e solleva un conflitto di competenza davanti alla Cassazione, come dicevamo». Tarantini da indagato è diventato vittima... «Io non direi vittima. L'articolo 377 bis del codice penale parla di induzione a rendere dichiarazioni mendaci o per ricevuta minaccia o per promessa utilità. In questo caso la minaccia non è ipotizzata. Si parla semmai di offerta di denari. Tarantini semplicemente non è punibile perché non è punibile chi è il tramite del 377 bis». Quando dobbiamo attenderci l'iscrizione di Berlusconi nel registro degli indagati? E da chi? «Sono i pm di Bari o di Roma che devono prendere una decisione del genere. In teoria questo dovrebbe avvenire tempestivamente, ma il momento dell'iscrizione nel registro degli indagati è quanto di più discrezionale esista nel corso del processo penale. Non c'è un controllo giurisdizionale neppure ex post. La decisione del pm non è sindacabile. Può esserci una responsabilità disciplinare (e io non ricordo grandi sanzioni), ma la giurisprudenza non prevede un effetto sulla durata del termine delle indagini preliminari».

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