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Manovra: perplessi Istat, Banca d'Italia e Cnel

Ignazio Visco

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La crescita del Pil italiano quest'anno «potrebbe essere inferiore al punto percentuale» e «ancora più debole nel 2012». Inoltre «l'aggiustamento dei conti, necessario per evitare uno scenario ben più grave, avrà inevitabilmente effetti restrittivi sull'economia». Lo ha detto il vicedirettore generale di Bankitalia Ignazio Visco nel corso dell'audizione al Senato. Per Bankitalia, visto anche il rallentamento del commercio mondiale, si rischia «una fase di stagnazione che rallenterebbe anche la flessione del peso del debito sul Pil». Per questo occorre che «il riequilibrio dei conti si associ a una politica economica volta al rilancio della nostra economia». Ovvero «eventuali cambiamenti nella struttura della manovra dovrebbero andare nella direzione di ridurre il peso degli aumenti delle entrate, accrescere il ruolo delle misure strutturali, minimizzare gli effetti negativi sul prodotto, contenere l'incertezza circa l'attuazione di alcune misure (quali la delega fiscale e assistenziale e le modalità con cui verrà esercitata la relativa clausola di salvaguardia». L'esatto opposto, vien da dire, di quanto emerge dalla manovra appena concordata, assai carente sotto il profilo dei tagli. E così, alla luce della manovra così come è stata presentata, la pressione fiscale salirebbe nei prossimi anni a livelli record. «La pressione fiscale - ha sottolineato Visco - salirebbe soprattutto nel 2012 e nel 2013 (rispettivamente di 1,1 e 0,7 punti); nel 2014 si attesterebbe al massimo storico del 44,5%». Non solo. Il livello «sarebbe ancora maggiore - ha aggiunto - se gli enti decentrati compensassero, anche solo in parte, la riduzione dei trasferimenti statali con un aumento dell'imposizione a livello locale».   Non è solo la Banca d'Italia a mostrarsi preoccupata per la crescita e per gli effetti depressivi della manovra. Anche la Corte dei Conti e l'Istat esprimono gli stessi timori. Netto il presidente della Corte dei Conti, Luigi Giampaolino, di fronte ai componenti delle commissioni Bilancio di Senato e Camera riuniti a Palazzo Madama: «Il ricorso prevalente alla leva fiscale per quasi 3/4 della manovra, determina la compressione del reddito disponibile e accentua i rischi depressivi». Molte le perplessità sulla scelta di varare le misure contenute nel decreto «senza un aggiornamento del quadro macroeconomico». E dunque «nell'ipotesi più ottimistica l'aumento della pressione fiscale sarà di 2 punti percentuali nel 2014». Enrico Giovannini, presidente dell'Istat, ha rimarcato come per il 2011 le previsioni di crescita «siano modeste: al momento anche una crescita dell'1% appare davvero difficile». In questa situazione, «i consumi collettivi, anche per effetto di questa manovra, non saranno in grado di dare un contributo significativo». La Corte dei Conti punta il dito in particolare contro Robin tax, servizi pubblici e giochi: «Effetti indesiderati potrebbero derivare dal provvedimento che amplia l'applicazione dell'Ires nel settore energetico - ha continuato Giampaolino -. Bisognerà dunque capire quali sono gli effetti per l'azionista Tesoro». Quanto al rischio traslazione degli effetti dell'incremento sulla bolletta, «non va sottovalutata la difficoltà a sorvegliare l'osservanza del divieto». Parlando infine dei Giochi, Giampaolino sottolinea «le incertezze che circondano» il gettito atteso dalla norma «in considerazione del paradosso già segnalato dalla Corte», che riguarda «il crescente volume della raccolta a fronte della stasi di proventi per l'erario», dal momento che «i nuovi prodotti a bassa componente impositiva sostituiscono i vecchi giochi, non più attraenti».   I dubbi sulle cifre ci sono anche da parte dell'Istat. Innanzitutto sulla crescita del Pil, che - dice il presidente Giovannini- «nell'immediato appare dipendente dalla domanda estera netta». Quanto alle spese, «la manovra-bis ha corretto parzialmente la debolezza della prima manovra», ma restano punti da chiarire. Ad esempio, «nel complesso il dispositivo contenuto nel decreto non consente di stabilire a priori l'entità dei tagli alla Pubblica amministrazione», così come «l'impatto economico di un accorpamento delle festività laiche alla domenica non è quantificabile». Rilievi non mancano anche nelle valutazioni del Cnel. Il presidente, Antonio Marzano, non nasconde che molti interventi, «soprattutto quando si riferiscono alla riduzione dei trasferimenti a regioni ed enti locali, anche quando si propongono di realizzare tagli di spese, possono comportare rilevanti aumenti del prelievo locale e non meno rilevanti riduzioni dei servizi». Quanto al metodo, poi, «ancora una volta la manovra è stata decisa, sulla spinta dell'urgenza, al di fuori di quella larga consultazione dei diversi livelli di Governo e delle forze sociali che era tra le regole previste dall'Ue in materia di nuove procedure di bilancio».

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