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Il fondo, la trattativa fallita e l'attacco ai vertici della Federcalcio

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Comeevitare lo sciopero? Come salvare l'immagine del calcio italiano di fronte a un'opinione pubblica sconcertata da uno sciopero «incomprensibile»? Il presidente federale ha studiato una soluzione durante la notte e nelle prime ore del mattino si è recato nell'ufficio del numero uno del Coni Petrucci per esporre l'idea partorita. «Abbiamo deciso di predisporre un fondo da 20 milioni di euro - ha spiegato Abete - una forma di garanzia per le società di serie A. Sono convinto che i calciatori accoglieranno con responsabilità ogni eventuale nuova tassa decisa dal Parlamento. Ma qualora sorgano delle controversie sulla paternità del contributo di solidarietà (alcune società hanno sottoscritto contratti al netto coi calciatori, ndr), il fondo potrebbe soccorrere i club e salvaguardarne i conti». Non un euro pubblico, naturalmente. I soldi, ha precisato Abete, «derivano tutti da risorse interne alla federazione, che fra tasse d'associazione, attività di marketing e contratti televisivi dispone di un tesoretto di circa 100 milioni di euro». Neppure il tempo per avanzare dubbi sull'eticità del fondo, ed ecco l'immediata chiusura della Lega. «L'aiuto della federazione non ci interessa», ha replicato Beretta. «Il fondo di garanzia è una cosa demenziale», ha aggiunto il presidente del Palermo Zamparini. Un rifiuto strumentale? Un attacco neanche troppo velato ai vertici della Federcalcio? Il presidente del Napoli De Laurentiis non ha dubbi. «Il calcio italiano è vecchio e va riformato: Abete deve farsi da parte». Posizione singola o malcontento generale? «Se ci sono problemi basta dirlo con chiarezza - ha replicato ieri Abete - nel caso, il prezzo da pagare sarebbe troppo alto». Il calcio italiano sta già pagando. Dan. Pal.

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