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"Basta con la casta, decidano gli elettori"

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Sono già due volte, nel 2006 e nel 2008, che il Parlamento è stato scelto dai capipartito, senza che sulla sua composizione sia stato consentito ai cittadini di dire alcunché. Esiste un quartiere di Roma, una città, una provincia, che possa dire di avere il suo deputato, o il suo senatore, un parlamentare cioè che li rappresenta in quanto per lui ha votato la maggioranza degli elettori? Non piú. Ogni comunità locale manda infatti in Parlamento gli uomini che i capipartito hanno messo in lista. Il rapporto tra eletto ed elettore è ormai da tempo distrutto. Il Parlamento diventa così la cassa di risonanza dei vertici, non più la voce dei cittadini. È a causa di questa distanza che i parlamentari sono diventati nel tempo agli occhi della gente una casta separata della cui funzione si è persa coscienza. È a causa di questa delegittimazione che il Parlamento ha perso la capacità di dirimere e decidere sulle questioni drammatiche che la Storia propone al nostro Paese. Se non si fa nulla andremo per la terza volta alle elezioni con questo sistema. Avremo per la terza volta un Parlamento di «nominati», invece che di eletti, un Parlamento incapace di resistere alle pressioni alle quali è sottoposto dall'alto e dal basso. È per questo che insieme ad un gruppo di amici coraggiosi abbiamo rilanciato ieri la campagna referendaria per abolire la legge che Calderoli ha definito, per sempre, «una porcata», e tornare al sistema precedente, in cui in ogni collegio veniva eletto chi raccoglieva tra i cittadini i consensi maggiori. Abbiamo parlato di una pattuglia «coraggiosa» perché l'impresa è difficilissima. Resa difficilissima dalla totale indifferenza inazione e ostilità verso il cambiamento da parte del Parlamento, cioè a dire dei capipartito. Da tre anni giace presso le Camere una proposta di legge, firmata da più di duecento parlamentari che, con soli due articoli, cancellerebbe la legge Calderoli ripristinando quella precedente. Ad approvarla sarebbero bastati pochi giorni. Gli anni sono invece passati e il conto alla rovescia dalla fine della legislatura è già inziato. Per questo abbiamo deciso di muoverci. Solo la spinta dei cittadini può cambiare le cose. I tempi sono strettissimi. Occorrono 500.000 firme, e vanno raccolte entro il 30 settembre. Dopo questa data saremo alla mercé del buon cuore di chi questa legge ha voluto e di chi di questa legge ha goduto. Tutto sarebbe rinviato a dopo le prossime elezioni. L'estate non aiuta, le preoccupazioni sulla crisi economica dominano i notiziari. Ma - attenzione! - la capacità di un Paese di prendere decisioni che impegnino tutti, e di decidere del proprio futuro rappresenta di fronte a quelli che chiamiamo i mercati la garanzia principale del nostro credito. Se siamo in crisi non è solo per i conti delle banche, ma anche, e forse soprattutto, perché alle spalle dei numeri sta una crisi politica profonda. Solo una grande rivolta e spinta popolare può farci superare le enormi difficoltà. Solo se il ceto politico sentirà che i cittadini non sono più disposti a farsi imporre un Parlamento che non conta nulla, e sono determinati a riappropiarsi dei propri diritti, si può sperare in un cambiamento di questo stato di cose. La richiesta di referendum è uno strumento per cambiare. In queste terribili settimane abbiamo sentito tanti chiederci che cosa potevano fare per aiutare questa nostra Italia. Da oggi ognuno ha una possibilità in piú. Firmare e far firmare il Referendum per l'abrogazione di questa infame legge elettorale presso i Comuni e i tavoli di raccolta.

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