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Governo rinforzato. Ora si pensa al partito

Francesco Nitto Palma

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Un colloquio di una trentina di minuti per annunciare a Napolitano i nomi dei due nuovi ministri alla Giustizia e alle Politiche Comunitarie. Quello di ieri tra Silvio Berlusconi e Giorgio Napolitano è stato però un incontro freddo, incentrato solo sul rimpasto di governo. Tra il premier e il presidente della Repubblica in questi ultimi giorni c'è attrito per la vicenda delle sedi decentrate dei ministeri al Nord. Il Colle non ha gradito affatto la decisione presa per far piacere alla Lega e ha chiesto spiegazioni. E Berlusconi è infastidito perché l'atteggiamento di Napolitano gli crea altri problemi con Umberto Bossi. Per il momento il Cavaliere ha comunque risolto uno dei problemi che lo affliggevano, la sostituzione di due ministri. Angelino Alfano, da tempo segretario del Pdl, si è dimesso ieri pomeriggio da responsabile della Giustizia ed è stato sostituito da Francesco Nitto Palma, mentre la poltrona alle politiche comunitarie è andata a Maria Grazia Bernini. Quello del nuovo «capo» del Pdl è stato un gesto particolarmente apprezzato perchè è stato l'unico ad aver fatto un passo indietro. Il ministro Ignazio la Russa, ad esempio ha conservato le due cariche di ministro e di coordinatore del partito. Su Nitto Palma, magistrato di lungo corso approdato nelle fila di Forza Italia, Napolitano aveva già dato il via libera a Berlusconi nell'incontro di una settimana fa. Nel tempo si erano fatti i nomi anche di Renato Brunetta e di Maria Grazia Bernini. Ma il placet del Colle su Nitto Palma alla fine è stato determinante. Anche perché il premier non aveva intenzione di aprire un nuovo fronte di contrasto con Napolitano. Maria Grazia Bernini è invece stata scelta per guidare il ministero che Andrea Ronchi aveva lasciato a ottobre quando aveva aderito a Futuro e Libertà. Avvocato, una «donna combattente» come l'aveva definita Berlusconi l'anno scorso quando l'aveva candidata alla presidenza della Regione Emilia Romagna, la deputata del Pdl era anche viceportavoce del partito. Liberatosi dal «peso» della nomina dei nuovi ministri ora Berlusconi sembra deciso a concentrarsi sull'attività di governo e sul rilancio del partito. Nell'incontro ieri mattina a palazzo Grazioli con i governatori delle Regioni di centrodestra il Cavaliere ha infatti ridimensionato i contrasti con la Lega e ha invece insistito sulla necessità di ripartire con più slancio per la fine della legislatura. «Io vado avanti – ha spiegato – riparte l'azione del governo e Angelino Alfano, ora che c'è il nuovo ministro della Giustizia, potrà dedicarsi all'azione di rinnovamento del partito per essere pronti nel 2013». Ma ai presidenti delle Regioni Berlusconi ha confidato anche un suo vecchio desiderio: cambiare il nome al Pdl. Il Cavaliere immagina infatti un restyling del partito a 360 gradi e il rinnovamento potrebbe coinvolgere non solo la struttura e la partecipazione attiva degli iscritti alle scelte, ma anche il suo impatto visivo sugli elettori. Secondo quanto hanno raccontato alcuni partecipanti alla riunione, il premier avrebbe ribadito un concetto già espresso più volte: la convinzione che il Pdl, come nome e come simbolo, non ha mai riscontrato una grande «presa» sui cittadini. Da qui l'ipotesi di resettare tutto e cambiare in vista delle prossime elezioni politiche. Anche se, avrebbe spiegato Berlusconi, ancora non è stato individuato un nome alternativo capace di fare breccia nei cuori degli elettori. Per questo, il Cavaliere starebbe pensando di commissionare una sorta di sondaggio-marketing. Resta invece la preoccupazione per l'«aggressione» dei giudici nei suoi confronti. «Tra processi, soldi da pagare agli avvocati e il risarcimento alla Cir – avrebbe confidato Berlusconi ai governatori - mi vogliono togliere i guadagni di una vita». E proprio ieri il Financial Times è tornato ad attaccarlo con una inchiesta dal titolo «Un trono minacciato». Nell'articolo si spiega che «la ribellione contro il premier sta crescendo nel suo partito, alimentata dalla frustrazione nei confronti dei suoi comportamenti eccentrici e, nel mezzo di una crisi dell'eurozona, dalla paura per le conseguenze di riforme economiche inadeguate».

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