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Rifiuti a Napoli inchiesta su Caldoro

Stefano Caldoro

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De Magistris accusa la camorra del suo fallimento. E il Governatore della Campania Caldoro finisce nel registro degli indagati per epidemia colposa. Sono i due volti dell'ennesima giornata convulsa vissuta a Napoli. Dopo aver accusato prima il governo di boicottarlo, poi Berlusconi di non firmare il decreto sui rifiuti, il sindaco scaricabarile di Napoli ha dato la colpa della mancata realizzazione del suo piano di pulizia della città alla malavita. Colpevole di dar fuoco ai cassonetti e di minacciare i dipendenti che cercano di ripulire la città. Un'ipotesi sulla quale, in realtà, fa parte di una delle tre inchieste aperte in questi giorni dalla Procura di Napoli, ma che Luigi De Magistris è stato ancora una volta lesto ad afferrare a suo vantaggio: «La camorra ostacola la nostra rivoluzione ambientale» ha detto ieri intervenendo in una manifestazione». Il business, ha fatto capire, è enorme e «per questo c'è qualcuno che ci vuole ostacolare». Ma proprio dalla Procura di Napoli ieri è stata inviata un'informazione di garanzia al Governatore della Campania per epidemia colposa. Al presidente verrebbe contestata la mancata attivazione dei flussi di rifiuti verso altre province campane e la mancata emanazione di un'ordinanza con i poteri sostitutivi delle autorità locali per il trasferimento dei rifiuti in altre aree di emergenza. Un «colpo» al quale Stefano Caldoro ha reagito subito: «Sono profondamente colpito, ogni azione diversa da quella messa in campo avrebbe reso la situazione ancora più drammatica. Tutto quello che ho fatto lo rifarei in piena coscienza. Eventualmente fossero provate, in questa vicenda, responsabilità penali per fatti commessi inconsapevolmente, e siamo convinti di aver fatto fino in fondo tutto il nostro dovere, non esiterei a dimettermi da presidente della Regione». De Magistris, da parte sua, continua invece a fare la vittima. Ha cambiato abito, ha lasciato la toga e messo i panni del buon amministratore, ma il suo atteggiamento è sempre lo stesso. Ieri, da magistrato, dopo il buco nell'acqua dell'inchiesta «Why not»? e il suo trasferimento aveva accusato i poteri forti e gli stessi suoi colleghi di averlo voluto allontanare. Oggi, dopo la promessa fatta ai napoletani di risolvere il problema dei rifiuti in cinque giorni, ancora una volta scarica le responsabilità sugli altri. Senza fare alcuna autocritica. Solo su una cosa ha fatto marcia indietro: in un'intervista al quotidiano «Il Mattino» ha giurato che non darà più scadenze. «Le tonnellate in strada scendono, anche se lentamente – ha detto – ce ne sono 100 in meno al giorno. Dico che stiamo uscendo dal tunnel, anche se non dirò mai più quanti giorni ci vogliono». Poi, nel pomeriggio, mettendosi alla testa del Campania Pride, la prima manifestazione regionale per i diritti degli omosessuali che si è svolta ieri pomeriggio a Napoli, ha di nuovo rilanciato la palla al governo: «Come Comune stiamo facendo tutto quello che è istituzionalmente, politicamente e umanamente possibile, ci auguriamo che anche le altre istituzioni si assumano le loro responsabilità – ha affermato – a cominciare dal Governo dal quale aspettiamo nelle prossime ore risposte importanti».  Il governo però ha problemi a far approvare il nuovo decreto sui rifiuti che dovrebbe arrivare in Consiglio dei Ministri giovedì. Perché la Lega non ha intenzione di firmare in bianco il provvedimento. Il partito di Bossi, infatti, non darà il via libera a un testo che serve per trasformare i rifiuti urbani di Napoli in rifiuti speciali. I motivi sono due, spiegano fonti leghiste: stabilire per legge che i rifiuti urbani di Napoli diventano rifiuti speciali significherebbe che le Regioni non avrebbero più alcuna voce in capitolo. E quindi la spazzatura potrebbe essere portata nelle loro Regioni senza un benestare preventivo. Secondo motivo: a quel punto, i rifiuti speciali dovrebbero essere smaltiti in impianti particolari che – viene fatto notare dalle stesse fonti – sarebbero tutti in mano ai privati e questo sarebbe costosissimo. La mediazione però potrebbe essere trovata nel subordinare lo smaltimento dell'immondizia al via libera delle Regioni interessate. E anche ieri Bossi ha ribadito il suo no: «Sono contrario all'operazione che stavano facendo in Consiglio dei ministri. Eravamo io e Calderoli. A un certo punto arriva un decreto, lo leggiamo e abbiamo capito che è un imbroglio».

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