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Pontida meno quattro

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Ancoraqualche giorno e poi domenica dal palco allestito sul «sacro» suolo della cittadina bergamasca Bossi terrà il tanto atteso comizio. Da destra e da sinistra tutti aspettano con trepidazione di sentire le parole del Senatùr. C'è chi spera, come l'opposizione e buona parte della base leghista, che l'Umberto scarichi definitivamente Berlusconi ritenuto la fonte delle famose «due sberle» elettorali prese dalla maggioranza. Dall'altra invece c'è chi, in nome delle riforme, spera che Bossi assicuri stabilità all'esecutivo ma a condizione che entro breve tempo i risultati dell'impegno leghista a Roma emergano. Ecco quindi la riforma del fisco sulla quale anche ieri il ministro dell'Interno Roberto Maroni ha detto: «Sono convinto che la riforma fiscale vada fatta. È una scelta coraggiosa in questo momento, ma ci vuole coraggio. Sono soddisfatto che il ministro dell'Economia abbia aderito a questa richiesta, mi sembra una cosa positiva». Poi c'è da completare l'iter del federalismo fiscale. Il termine è già fissato. Ottobre. Sempre che, come ha minacciato ieri il sindaco di Roma, Gianni Alemanno il Pdl non si metta di traverso. Altro tema caldo è l'intervento del nostro Paese in Libia. La Lega aveva chiesto che la missione fosse a termine, e ieri Maroni è tornato a ribadire che il governo non deve più «spendere soldi per i bombardamenti ma, piuttosto, per sviluppare la democrazia». E infine ci sono i ministeri da spostare al Nord. A Pontida partirà la raccolta di firme (almeno 50mila) promossa dal ministro Roberto Calderoli per poter presentare in Parlamento una proposta di legge di iniziativa popolare. Eppure anche in questo caso, nonostante la determinazione dei lùmbard, Alemanno promette battaglia: «non possiamo accettare che qualcuno ci venga a raccontare che i ministeri devono essere spostati». All'Umberto questo poco importa. A lui interessa che il premier recepisca l'avvertimento che partirà da Pontida. Un urlo di battaglia che Bossi scandirà dal palco: «O si cambia o si va per la nostra strada». La Lega tiene così il fiato sul collo del premier anche se nessuno in questo momento vuole minimamente ventilare l'ipotesi di far cadere il governo. È proprio Maroni infatti a gettare acqua sul fuoco delle polemiche: «Non ho la sfera di cristallo. La mia prospettiva è quella di continuare a lavorare come ho fatto in questi tre anni. E se poi salta tutto vuol dire che il lavoro fatto sarà messo a disposizione di chi arriva». E anche il capogruppo alla Camera del Carroccio, Marco Reguzzoni, spiega che non ci sono «alternative a questo governo» e di sicuro «non i governi istituzionali, per i quali siamo indisponibili da sempre». Intanto a Pontida fervono i preparativi. Quattro rumeni e tre veneti stanno montando il palco. Una squadra multietnica, appartenente a una ditta di Treviso specializzata in palchi per concerti che da cinque anni innalza quello di Pontida e vara quello galleggiante del raduno veneziano di settembre. Una struttura di 18 metri per 10, con una copertura alta 25. Sul prato ci sono loro e il signor Beppe, che lunedì ha tagliato l'erba del pratone, l'ha lasciata asciugare al sole e oggi, sotto il crepitio dei cavi dell'alta tensione che tagliano in due il terreno, la raccoglie per «darla alle bestie. Ma lo faccio gratis, perché io sono della Lega», precisa. Tutto procede quindi per accogliere i 40.000 militanti che arriveranno su 200 autobus. Ma a questo i cittadini di Pontida sono abituati: è da 20 anni che lì i padani fanno il loro «giuramento».

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