Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Con Alfano il Pdl rilancia il dialogo con Udc e Fli

Il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, all'arrivo a Palazzo Grazioli per l'ufficio di presidenza presieduto dal premier SilvioBerlusconi, questo pomeriggio 01 giugno 2011 a Roma

  • a
  • a
  • a

Apertura al Terzo Polo, freno alla Lega e ventre a terra sul territorio. La nomina di Angelino Alfano a segretario del Pdl non è solo un'operazione di maquillage. È certamente un restyling, quello sì. Il tentativo, da parte di Silvio Berlusconi, di presentare il Pdl con il suo vero volto: giovane e moderato. Non un partito rabbioso, esagitato, scontroso. Come accaduto puntualmente negli ultimi quasi due anni. Nella sua prima uscita, al Tg1, ha detto: «Il nostro traguardo è vincere le elezioni politiche del 2013». Innanzitutto è stato scelto un siciliano. E già questo varrebbe come segnale all'asse nordista. In secundis, il consiglio nazionale del Pdl che incoronerà Alfano segretario si dovrebbe tenere il 18 o il 19 giugno, proprio in concomitanza con il raduno leghista di Pontida. Un modo anche per sottrarre qualche spazio sui media a Bossi. Subito dopo Alfano darà le deleghe ai tre coordinatori e si dimetterà da ministro della Giustizia in modo che il governo possa presentarsi con un nuovo assetto per la verifica della settimana successiva così come chiesto dal Quirinale. Che ha anche chiesto, questa volta informalmente, che se ci saranno diversi spostamenti (e soprattutto se questi riguardano Giustizia, Esteri e Difesa) il presidente vuole essere costantemente tenuto al corrente delle novità. Vuol dire che vuole metterci il becco, non saranno solo passaggi formali. Pertanto il trasloco di Frattini dalla Farnesina a via Arenula appare sempre meno probabile. Perché comporterebbe un vero e proprio rimpasto. Al momento in pole position resta Maurizio Lupi che in un primo momento sembrava destinato a guidare il gruppo alla Camera con una conseguente promozione di Fabrizio Cicchitto al governo. Ma l'attuale presidente dei deputati di fare il ministro non ci pensa proprio. Comunque, da qui a fine giugno ancora molte cose possono accadere. Di sicuro, quando il nuovo leader del partito avrà assunto i pieni poteri si lancerà sul partito. Soprattutto sul territorio, dove ci sono i problemi più importanti. Il piano che stanno mettendo assieme alcuni suoi collaboratori è quello di battere tutte e venti le Regioni nel giro di qualche mese. Al via da luglio, in concomitanza con i congressi comunali che dovrebbero scattare a inizio estate. Potrebbero essere l'occasione per toccare nei week-end almeno un paio di capoluoghi. Poi ci sono i rapporti con gli altri partiti. In particolare il Terzo Polo. L'Udc ha lasciato commentare il solo Rocco Buttiglione in maniera interlocutoria: «Facciamo i nostri auguri al nuovo segretario politico del Pdl Angelino Alfano, ma non possiamo nascondere alcune perplessità. Questa nomina sembra infatti essere una cortina fumogena per nascondere la confusione e i gravi problemi della maggioranza e del Pdl, un cambiamento di immagine perché nulla cambi». Spiega Roberto Rao, portavoce di Casini: «I rapporti con Alfano sono buoni con l'Udc. Ma il tema non è lui, casomai il suo reale spazio di manovra. anche quando fu nominato ministro della Giustizia partì molto bene. Poi però sono arrivati ordini superiori e tutto è cambiato. Vediamo. Al momento ci sembra ancora tutto molto confuso». Un minimo di diffidenza e di scetticismo è più che naturale visto che Alfano fu tra gli autori dell'operazione che portò all'uscita degli Udc siciliani guidati da Saverio Romano e la conseguente nascita dei Responsabili. Si sbilancia invece Italo Bocchino, vicepresidente di Fli: «Angelino Alfano è lui l'uomo giusto per "moderare" Silvio Berlusconi», dice a «Un Giorno da Pecora». Per Bocchino il Cavaliere ha perso «ma non come crede lui, per colpa dei media in generale. Sono stati i suoi media a farlo perdere: Il Giornale, Libero, Minzolini. Gli hanno dato una deriva estremista, stile Santanchè». Ci vorrebbe un moderato a fianco a lui? Bocchino fa tre nomi: «Confalonieri, Letta e Angelino Alfano». Preferisce il terzo perché «bravo, intelligente, moderato, di esperienza democristiana e centrista. Peccato che i coordinatori cercheranno di ingabbiarlo, soprattutto Verdini e La Russa, che difficilmente gli daranno margine di manovra», conclude Bocchino.

Dai blog