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Il Pd si "scioglie" sul biotestamento

Pierluigi Bersani

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{{IMG_SX}}Sarà anche stata «un'iniziativa elettoralistica», ma Silvio Berlusconi ha vinto ancora. Con buona pace di chi continua a dire che non c'è più una maggioranza. Ieri alla Camera, a «sciogliersi» davanti al ddl sul biotestamento, è stata ancora una volta l'opposizione. Il testo era arrivato due anni fa, licenziato dal Senato il 26 marzo 2009. Poi una serie di rinvii fino a ieri quando l'iter è ripreso. Ma non doveva essere così. A fare la differenza è stato l'Udc che ha chiesto e ottenuto l'inversione dell'ordine del giorno rimettendo la questione in testa all'agenda. In mattinata Silvio Berlusconi aveva inviato una lettera a tutti i deputati del Pdl tirando la volata al ddl. «Arriva in questi giorni in Aula - aveva scritto - il disegno di legge sul cosiddetto "testamento biologico". È una legge parlamentare, su cui il governo non è tenuto a intervenire, ma allo stesso tempo è una legge che nasce da circostanze particolari su cui non solo il governo ha preso posizioni chiare e coraggiose, ma io personalmente mi sono adoperato ed esposto con assoluta convinzione». «La gran parte di noi - proseguiva la lettera - ritiene che sul "fine vita", questione sensibile e legata alla sfera più intima e privata, non si dovrebbe legiferare, e anch'io la penserei così, se non ci fossero tribunali che, adducendo presunti vuoti nonnativi, pretendono in realtà di scavalcare il Parlamento e usurparne le funzioni. Nel nostro partito, che rispetta profondamente le libere convinzioni di ciascuno, esistono sensibilità diverse su questo tema, e non è mia intenzione chiedere che queste convinzioni personali siano sacrificate o compresse. Credo però che il lungo lavoro sul testo di legge abbia portato a un risultato largamente condivisibile di sintesi e di mediazione alta». rischi di accanimento terapeutico". Per questo «ti chiedo, ancora una volta impegno e partecipazione, sicuro che, come sempre, saprai conciliare l'etica della convinzione con quella della responsabilità, così come accade quando si è di fronte a scelte e a decisioni importanti». E l'appello ha avuto successo. Il Pd ha prima attaccato la decisione di invertire l'ordine del giorno gettando la responsabilità, anche se la richiesta arrivava da Casini, addosso alla maggioranza. Quindi ha provato a bloccare l'iter presentando una sospensiva respinta con 306 no e 248 sì. Bocciate anche le pregiudizili di costituzionalità di Idv e Radicali (225 sì, 307 no). La maggioranza, a parte le assenze (16 Pdl, 7 Responsabili, due leghisti e 19 in missione), si è mostrata compatta incassando i voti dell'Udc. Certo, Giuseppe Calderisi (Pdl) ha votato a favore delle pregiudiziali e si è astenuto, assieme a Santo Versace, sulla sospensiva (Versace si era astenuto anche nella votazione precedente assieme a Lella Golfo, Antonio Martino e Manuela Repetti). Ma il dissenso è stato comunque contenuto. Diversa la musica nel Pd. Gli ex Ppi vicini a Giuseppe Fioroni non hanno partecipato al voto sulle pregiudiziali (assente, tra gli altri, anche Giovanna Melandri). Luigi Bobba ha votato contro. I Democratici, insomma, sono tutt'altro che compatti anche se avranno tempo per sanare le divisioni. L'esame del testo verrà ripreso dopo l'approvazione del Documento economico e finanziario (che deve avvenire entro il 30 aprile in uno dei due rami del Parlamento) e, quasi sicuramente, slitterà ancora a dopo il primo turno delle amministrative. Ma l'impressione è che Berlusconi possa dormire sonni tranquilli.

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