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Il Terzo Polo aiuta il Cav

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Il premier Silvio Berlusconi

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Quota 316 è raggiunta. Certo, il tabellone luminoso dell'Aula di Montecitorio segna 315 favorevoli, ma Silvio Berlusconi è considerato in missione. Quindi, anche se con un po' di fatica, il governo dimostra di poter contare sulla maggioranza assoluta della Camera. L'ultimo «arrivato» è Aurelio Misiti, eletto in Parlamento con l'Italia dei Valori (è il quarto ex Idv che si schiera a sostegno del Cavaliere, cosa ne pensa Antonio Di Pietro?), poi passato al Mpa e, da ieri, semplice membro del gruppo Misto. Difficile capire se il suo sia un passaggio definitivo. «La fiducia al premier? - spiega ai cronisti che lo assediano - Dipende da che cosa mi chiede. Se me la chiede per belle ragazze no, ma se è per cose serie la voto. Nella mia vita ho sempre votato guardando ai contenuti». Insomma, per ora il centrodestra può tirare un sospiro di sollievo e anche il futuro, dopo il voto sulla proposta della Giunta per le autorizzazioni sul caso Ruby, appare leggermente più roseo. E non tanto per i numeri della maggioranza quanto per quelli dell'opposizione. Il 14 dicembre, infatti, la «grande ammucchiata» contro Berlusconi aveva toccato quota 311 fermandosi a soli 3 voti dal sogno di mandare a casa il Cavaliere. I proclami di quei giorni lasciavano intravedere giorni durissimi per l'esecutivo. E l'impressione era che alla prima occasione utile, le opposizioni avrebbero realizzato il loro progetto. Invece no. Il 2011 si è aperto con due cocenti sconfitte. E «l'ammucchiata» non è nemmeno riuscita a superare l'asticella dei 300 voti. La mozione di sfiducia al ministro Sandro Bondi, discussa il 26 gennaio, ha infatti raccolto solo 292 sì. Mentre ieri i «no» si sono fermati a 298, 299 considerato il «giallo» di Luca Barbareschi. In un primo momento il deputato di Fli, che in questi giorni è stato al centro di indiscrezioni su una sua possibile fuoriuscita dai finiani, era conteggiato come «astenuto». Ma appena la notizia si è diffusa è arrivata la smentita: «C'è stato un contatto. Io ho votato compatto insieme a Fli. I voti sono stati così 299 e non 298 come risulta dai tabulati. Verificate con l'ufficio stenografico della Camera. Io risulto astenuto solo per un errore tecnico». Il collega di partito Fabio Granata commenta divertito: «Barbareschi che prima si astiene e poi si corregge è la cosa più divertente di questi giorni bui della democrazia. Ormai è lo spot di se stesso, fa parte della sua strategia di comunicazione. Quello che conta realmente è che tutto il gruppo di Fli è stato compatto». In realtà, scorrendo i tabulati delle votazioni, il Terzo Polo si conferma il miglior «alleato» del Cavaliere con ben 7 parlamentari che non hanno partecipato al voto. E la pattuglia di Fli conta anche stavolta qualche defezione. Per Bondi gli assenti erano quattro: lo stesso Barbareschi, Giuseppe Consolo, Giulia Bongiorno e Gianfranco Paglia. Ieri due: Giulia Cosenza e Roberto Rosso. Che proviene dalle file di Forza Italia e forse ha voluto dimostrare in questo modo la sua riconoscenza nei confronti del Cavaliere. Non hanno partecipato al voto, poi, i due Liberaldemocratici Italo Tanoni (assente pure il 26 gennaio) e Daniela Melchiorre (in missione ieri e anche in occasione della sfiducia a Bondi) che, pur «pienamente coinvolti» nel progetto del Nuovo Polo, negli ultimi giorni hanno mostrato un po' di malessere. Non c'era Gianni Vernetti (Api), mentre tra i parlamentari dati in avvicinamento alla maggioranza occhi puntati su Ferdinando Latteri (Mpa, ieri assente) e su Luca Volontè.   Il deputato Udc non ha partecipato né alla votazione su Bondi (missione), né a quella di ieri. Raggiunto telefonicamente chiude veloce: «Sono all'estero». Politicamente insignificanti, invece, le assenze nelle file del Partito Democratico: Cinzia Capano, Marco Fede e Anna Rossomando, tutti e tre per motivi di salute. Così come quella dell'iperassenteista Antonio Gaglione (solo ha dicembre non ha partecipato al 93% delle sedute). E se Paolo Guzzanti (Misto) stavolta ha preferito restarsene a casa, appare ormai chiara la posizione «filo-governativa» della Svp. Astenuta in occasione del voto sul ministro dei Beni Culturali, ieri contava un deputato che non ha partecipato alla seduta (Karl Zeller) e uno in missione (Siegfried Brugger). Il futuro politico di Berlusconi, forse, non è poi così breve.  

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