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Marchionne contro tutti

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Quelladel piano di rilancio di Mirafiori è forse la partita più impegnativa per l'ad della Fiat. La trattativa si è interrotta venerdì ma continua dietro le quinte per cercare una soluzione al nodo contratto che salvi l'investimento da un miliardo di euro previsto a Torino. In gioco non c'è solo la salvezza dello stabilimento ma c'è soprattutto una svolta nel sistema delle relazioni sindacali e del rapporto tra la Fiat e la Confindustria. Se dovesse passare per Mirafiori il modello Pomigliano verrebbero gettate le basi per un sindacato aziendalista, stile americano, e quindi verrebbe messo in sciri il sistema confederale. Inoltre la Fiat potrebbe uscire dalla Confindustria. Questo spiega l'ostilità dei sindacati ma anche l'insofferenza a viale dell'Astronomia. Il vicepresidente della Commissione Lavoro del Senato Giuliano Cazzola fotografa così la situazione: «La Fiat persegue un obiettivo molto esplicito: il contratto del settore auto. Ma ad essere contrari non sono solo i sindacati ma anche la Confindustria. Marchionne non riuscirà mai, da solo, ad avere ragione della deriva conservatrice che tiene insieme le parti sociali e l'asse che collega, nei fatti, la Confindustria alla Cgil. Il manager italo-canadese ha bisogno di alleanze». A dare una mano a Marchionne potrebbe essere proprio il sindaco di Torino Sergio Chiamparino che ha aperto ad un contratto solo per il settore auto e per i singoli stabilimenti a seconda delle caratteristiche. «Non si tratta di tabù, non mi scandalizzerebbe» ha detto auspicando che «azienda e sindacati tornino a parlarsi». La posizione di Chiamparino però non collima con quella del suo partito. Il capogruppo del Pd presso la Commissione Lavoro della Camera, Cesare Damiano insiste sulla necessità di trovare un accordo all'interno del binario del contratto nazionale. Per Susanna Camusso, numero uno della Cgil, la Fiat ha già scelto «di cancellare la contrattazione e la rappresentanza di Confindustria». Intanto la Fiom ha già annunciato che farà comunque le assemblee domani a Mirafiori, giorno in cui rientrano i lavoratori dalla cassa integrazione. Una decisione non condivisa dagli altri sindacati che temono tensioni nella fabbrica. Fim e Uilm hanno chiamato in causa Federmeccanica e Confindustria affinchè intervengano per sbloccare la situazione di stallo. Ecco quello che dice il leader della Fim, Giuseppe Farina: «Dobbiamo trovare un equilibrio tra le specificità Fiat e il contratto nazionale. L'accordo per Mirafiori deve stare dentro a uno schema che è quello dell'attuale sistema di regole. Federmeccanica e Confindustria devono dare il loro contributo e la Fiat deve tenere conto delle nostre opinioni».

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