Fini sulla famiglia non ha Avvenire
L'Avvenire scarica Fini. Boccia le sue dichiarazioni definendole «sicumere dell'anticlericalismo» e relega al rango di «un retorico elogio alla confusione» le sue idee sulle diversità. Ma è sulla famiglia che il direttore del giornale dei vescovi italiani, Marco Tarquinio, lancia l'allarme. E lo fa rispondendo a una lettera speditagli da un lettore romano perplesso sulle frasi pronunciate a Perugia dal leader di Futuro e libertà. Così, sotto l'inequivocabile titolo Un rischioso futurismo familiare Tarquinio si sfoga e attacca il presidente della Camera ritenuto colpevole di essersi mostrato «pronto a ridurre la "famiglia tradizionale" a una possibilità, a una mera variabile in un catalogo di desideri codificati, manco a dirlo, secondo gli "standard europei"». Avvenire così scende in campo. Stronca Fini e traccia un profilo poco rassicurante di Fli mettendo in guardia chi volesse diventarne un potenziale interlocutore: «Il "partito moderno" anzi "futurista" di Gianfranco Fini sta rivelando di portare nel suo Dna qualcosa di strutturalmente e - per quanto ci riguarda - di inaccettabilmente vecchio: la pretesa radicaleggiante di dividere il mondo in buoni e cattivi, in arretrati e progrediti culturalmente, sulla base di una premessa e di un pregiudizio ideologico. Il ronzio di fondo che accompagna le dichiarazioni del leader - prosegue Tarquinio - ricorda, poi, le sicumere dell'anticlericalismo proprio, con le sue ambizioni e le sue miserie, di una certa Italia liberale in tutto e con tutti tranne che nei confronti dei cattolici». Eppure non è nemmeno la scia di anticlericalismo dei finiani che spaventa il quotidiano della Cei. L'argomento che suscita l'indignazione di Avvenire è il programma di Fli sulla famiglia: «Spiace constatare che il primo a fare le spese lessicali e programmatiche del riproporsi di un Fini-pensiero, purtroppo già noto, sia stato l'istituto della famiglia costituzionalmente definita (articolo 29), come quella unita regolarmente in matrimonio e composta da un uomo e una donna e dai figli che hanno messo al mondo o accolto in adozione». Una visione del mondo che Avvenire aveva già criticato lo scorso 10 agosto scorso quando attaccò Benedetto della Vedova, il radicale vicecapogruppo alla Camera di Fli. Una critica nata dopo l'annuncio di Fli di voler portare avanti iniziative legislative per legittimare «le unioni gay, avviare lo smantellamento della legge 40 sulla procreazione assistita e, di fatto, - scriveva l'Avvenire – azzerare il disegno di legge sul fine vita». Così ecco che ieri proprio su quegli stessi temi il quotidiano ha continuato a dare battaglia: «È un bizzarro, deludente e rischioso argomentare che si somma all'altrettanto pericolosa scelta di campo che l'ha indotto a osteggiare una legge - quella sul fine vita -, tesa a scongiurare la surrettizia e anti-umana introduzione di pratiche eutanasiche nel nostro ordinamento. Come potremmo non annotare e tenere in debita considerazione tutto questo?». Parole che suscitano l'immediata reazione del deputato finiano Giorgio Conte il quale difende la famiglia, ritenendo però «necessario prendere atto che i mutamenti nella società sono tanti e tali che si rende fondamentale definire tutele più ampie per ogni forma di convivenza, soprattutto in presenza di figli, che rendano uguali i diritti di ogni essere umano». Indignata invece la replica di Daniele Priori, segretario politico di GayLib, l'associazione omosessuale di centrodestra: «Tarquinio prenda atto che siamo nel 2010. La società italiana è laica e composita. C'è spazio per i cattolici come, ovviamente per la famiglia tradizionale ma deve esserci spazio per tutte le forme di convivenza, anche per quelle omoaffettive». I vescovi invece rivendicano le loro posizioni e affidano al proprio segretario, monsignor Mariano Crociata, il compito di liquidare, in breve, l'intera polemica: «L'interesse maggiore» della Chiesa italiana per Fli e il suo leader «è culturale e valoriale prima che politico».
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