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E i manifestanti bruciano un altro tricolore

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Tricoloriin fiamme. A Terzigno la tensione tra polizia e manifestanti non accenna a calare e la bandiera italiana è, suo malgrado, protagonista. Ieri mattina, infatti, sulle "barricate" costruite lungo la via Panoramica i cittadini hanno posizionato alcuni vessilli bianco, rosso e verdi. Mentre nel pomeriggio si è ripetuto ciò che era accaduto giovedì a Boscoreale. Un uomo è salito su una pianta di ulivo, diventata l'epicentro degli scontri, e ha dato alle fiamme il tricolore. Scene di ordinaria esasperazione nei comuni vesuviani che, nonostante le notizie provenienti da Roma, non hanno alcuna intenzione di cedere. E anche ieri non sono mancati atti di guerriglia. Un gruppo di manifestanti ha occupato i binari di alcune stazioni della Circumvesuviana - quella di Terzigno e di San Leonardo, nel comune di San Giuseppe Vesuviano - qualcuno ha bruciato un furgone ed una auto. In serata, poi, è stata bloccata anche la statale 268: i manifestanti, circa una quarantina, hanno invaso la strada con i rifiuti fermando la circolazione. Sul fronte opposto si registra il ritrovamento, da parte della polizia, di dieci molotov e la convalida degli arresti dei cinque manifestanti bloccati il 19 ottobre. Mentre ancora sconosciuti sono i componenti del gruppo che, con il volto coperto, si fronteggia la sera con le forze dell'ordine. Nel frattempo la tensione comincia a salire anche nel resto della Campania. A Sant'Arcangelo Trimonte, nel Beneventano, un manifestante è rimasto ferito negli scontri per opporsi all'ingresso di sette tir di rifiuti provenienti da Napoli. E contro la discarica scende in campo la Chiesa. Per il vescovo di Nola monsignor Beniamino Depalma la sua apertura provocherebbe «la morte definitiva di un territorio». Parole che si accompagnano a quelle del sindaco di Napoli (nelle strade della città si sono già accumulate 2mila tonnellate di rifiuti) che non nasconde tutta la sua amarezza. Da madre Rosa Russo Iervolino dice di comprendere le proteste delle mamme di Terzigno, ma «un conto è chiedere tutte le garanzie che la discarica sia sicura, altra cosa è dire che sorgerà nel Parco Nazionale del Vesuvio». «Perché - domanda - la cava di Chiaiano non è nel Parco delle Colline?» Quindi, in una nota diffusa in serata, precisa che «forse Terzigno non è la scelta migliore». Ma su un punto il primo cittadino di Napoli è irremovibile: la colpa e le responsabilità dell'emergenza rifiuti in città «non sono né del Comune né del sindaco. Sono state dette molte balle sulla soluzione della crisi». «Berlusconi dice che l'emergenza è finita - sottolinea - e allora chiedete a lui questa cos'è. Semplice dire che la colpa è esclusivamente mia. Mi viene da ridere». Basta col dire che il Comune di Napoli «non vuole fare la differenziata. Abbiamo stanziato 9 milioni di euro e siamo passati dal 14 al 19%. Se ci ridessero i nostri quattrini potremmo andare più avanti». È il sistema di gestione che non funziona: troppo «rigido e delicato: è sufficiente che si inceppi Acerra o ci sia l'impossibilità di sversare e tutto va in tilt». Non funziona neppure la «provincializzazione» dei rifiuti perché, dati alla mano, Napoli ha una densità abitativa di oltre 8mila abitanti per chilometro quadrato e «solo lo 0,8% del territorio».

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