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"I cattolici del Pd protestano ma poi non si muovono"

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Clemente Mastella durante la conferenza stampa

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Se ne sta nel suo ritiro di Ceppaloni. E da lì organizza la battaglia a difesa del Mezzogiorno con la sua nuova formazione politica Popolari per il Sud. Clemente Mastella, insomma, non si arrende. Onorevole, ma un altro partito ancora? Ce n'era la necessità? «Ce ne sarà la necessità sino a quando ci sarà questa ritrosia o questa sufficienza quando si parla del Sud. E neanche Tremonti mi pare sia esente da questo comportamento».   Sta parlando dell'accusa al Sud cialtrone non in grado di utilizzare i fondi europei? «Parlo di quello ma anche più in generale dell'approccio che c'è nei confronti del Mezzogiorno sempre ad evidenziare i lati negativi e criminali. Mi pare che neanche il Nord possa più tanto accusare nessuno. Aggiungo anche un dato che nessuno ricorda». Quale, Mastella? «Il Nord e il quadrilatero rosso hanno ormai una tendenza di voto piuttosto stabilizzata. È il Sud che è in grado di far vincere una coalizione rispetto a un'altra. E al Sud oggi c'è una generale sensazione di abbandono». Intanto Tremonti va avanti e a breve varerà i primi decreti per il federalismo fiscale. Per il Sud sarà l'ultima chiamata? «Non sono da ultime chiamate, mi piacciono di più le penultime. Scherzo, diciamo che sarà una chiamata importante. È per questo che la politica nel Mezzogiorno dovrebbe pensare di aprire una fase di solidarietà istituzionale». Oddio, le larghe intese del Sud? «No, non direi. Il punto che è al Sud hanno governato sia destra che sinistra. Nessuno è esente da colpe. A questo punto è inutile continuare a lanciarsi accuse, meglio cercare di operare assieme negli interessi del Mezzogiorno». L'inciucione per il Meridione? «Attenzione, parlo di una solidarietà istituzionale. Poi chi ha vinto è giusto che governi». Sarebbe giusto governasse anche l'esecutivo nazionale... «Perché non lo fa?». Suvvia, sembra tutto fermo. Soprattutto non si intravede una prospettiva futura. «Berlusconi e Fini si devono parlare e risolvere entro l'autunno questa querelle politica. Ci sono le condizioni, devono loro trovare il modo». È convinto ci siano le condizioni? «Certo, bisogna trovare un'intesa che riconosca la leadership di Berlusconi e allo stesso tempo consenta a Fini il dissenso interno». Non sembra facile «Sa, anche nella Dc c'erano le liste interne tutte con riferimento De Gasperi. Poi però ognuno aveva un modo diverso di declinarlo». Ma lei sta dando ragione a Fini, le sembra nornale? «Ma certo, io ho una visione ottocentesca del partito. Tutto sommato anche lui, al massimo novecentesca. I partiti strutturati, il dibattito interno». Dalle sue parole si evince che lei esclude ipotesi terzopoliste. Insomma, non ci crede. «Con questa legge elettorale non accadrà nulla, non è possibile». Come vede i cattolici del Pd che sono sempre più in sofferenza? «Essere incazzati non è politica. Non si può dire che una situazione non ti sta bene e poi non si prende nemmeno un'iniziativa». Se arriva Vendola nel Pd è finita? «Be', se esce un cofondatore come Rutelli significa che il progetto sicuramente ha subito un colpo. Non si può fare finta di nulla».  

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