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Nel pascolo fiscale un deputato leghista

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«C'è un parlamentare della Repubblica, si chiama Fabio Rainieri, che ha dichiarato di aver venduto le quote di produzione senza smettere di produrre latte». È il ministro dell'Agricoltura a parlare. L'attacco è diretto. Secco. Tanto che, dicendo «si dimetterà chi causa multe e sanzioni europee all'Italia», Giancarlo Galan mira al seggio 344 della Camera. Lì, tra i banchi di Montecitorio, siede Rainieri. È deputato della Lega, oggi. Ma da sempre un allevatore. Sull'attacco di Galan dice di «non voler rilasciare dichiarazioni fino alla fine dell'iter sull'emendamento», ma quando sarà il momento il ministro «subirà le conseguenze per quello che ha detto. Sono solo bugie».   Nato 43 anni fa a San Secondo, in Emilia, Rainieri ha un'azienda agricola nel parmense e una licenza di scuola media. E da quando esistono le quote latte è anche «sindacalista». Quando negli anni a cavallo tra questo e lo scorso secolo iniziarono i primi movimenti d'opposizione alle multe comminate agli allevatori, per produzione eccessiva di latte, lui era in mezzo alla strada con le bandiere. O meglio, era a capo del Cobas parmense. Alla testa del movimento. Nel 2004 guidò i produttori emiliani lungo la via Emilia, sul lato reggiano del ponte sull'Enza, per una roboante protesta con tanto di mezzi pesanti che hanno bloccato non solo il traffico, ma tentato anche di neutralizzare una visita del presidente della Repubblica Ciampi, o almeno di attirare l'attenzione del Quirinale. Dovette intervenire la polizia per riportare la situazione alla normalità. Fu la prima di tante dimostrazioni. Coi Cobas si accampò a Piacenza, organizzò presidi in tutta Emilia e guidò uno squadrone di trattori nel centro di Parma. Era l'anima del movimento.   Il rumore di Rainieri fu così forte da attirare le simpatie della Lega. Tra i tanti lo notò Roberto Corradi, responsabile provinciale del Carroccio che, da avvocato, curava le cause dei Cobas. Tra l'allevatore e il leghista, oggi consigliere regionale in Emilia, nacque subito un'amicizia. E nonostante Rainieri avesse un passato vicino a Rifondazione comunista (nel 2002 si candidò alle Regionali in Emilia con Azione popolare), l'amore col partito della Padania era ormai sancito. Così, alle scorse Politiche, la Lega lo candidò alla Camera e lui, grazie all'exploit nella rossa Emilia, fu eletto deputato. Un colpo che lo portò a stretto contatto con i vertici. Fino a cullare un buon rapporto con Umberto Bossi e Luca Zaia. Fu proprio il leader del partito, nel 2009, a suggerirgli di candidarsi al Comune di Fontevivo (dove è stato anche consigliere, agli albori). Quell'esperienza, però, gli valse un'amara sconfitta. Eppure non ha mai abbandonato il rapporto col territorio e, informalmente, è rimasto alla testa degli allevatori scontenti. Del resto Rainieri era direttamente coinvolto nello sfondamento delle quote latte assegnate dell'Europa. Tanto che nel giugno 2009 finì indagato dal pm di Milano, Frank Di Maio, nell'ambito dell'inchiesta sulle quote latte, in qualità di rappresentante legale della cooperativa parmense «Giuseppe Verdi 2001». La Procura ipotizza una maxi truffa da oltre 330 milioni da parte di 28 società cooperative, tra cui quella di Rainieri, che non avrebbero pagato per anni le multe dovute per lo sforamento dei limiti di produzione imposti dall'Ue.  

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