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Danni ai conti per il pasticcio dei derivati

Roma, veduta dall'alto

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Scarsa conoscenza delle operazioni derivate, mancato controllo dello squilibrio che si andava ad annidare nelle pieghe di bilancio e struttura di controllo interna non adeguata. Insomma molta superficialità nel firmare contratti sottoposti dalle banche che fungevano anche da advisor. Così il Comune di Roma nel corso della gestione che va dal 2004 al 2007 è entrata nel buco nero dei contratti di finanza derivata. Che hanno introdotto ulteriori elementi di squilibrio nel bilancio comunale. Secondo la magistratura contabile il valore di mercato delle operazioni stipulate dal Comune di Roma con i contratti derivati, aggiornato a settembre 2009, ammonta a -73,8 milioni di euro. La Corte dei Conti ha preso in esame i contratti derivati stipulati dal Campidoglio a decorrere dal 2002, e ha dato la spiegazione sul perché del risultato negativo. Ci sarebbe stata innanzitutto una scorretta valutazione del giusto prezzo del derivato: «Al momento della stipula l'Ente deve saper valutare se certi scenari non siano stati costruiti ad hoc da parte dell'intermediario». L'ente locale deve mettersi nella condizione di poter fare una corretta valutazione del prezzo facendo ricorso a un advisor che non sia la banca stessa o un'entità della banca stessa. Inoltre è stato rilevato uno squilibrio delle prestazioni reciproche: nel caso del Campidoglio per la Corte sembrerebbe essere mancata «una strategia unitaria di gestione del debito e una valutazione equilibrata dei rischi; non era difficile prevedere che certe operazioni avrebbero dato origine a flussi finanziari netti a sfavore del Comune». Inoltre «in alcuni casi vi è la presunzione di corresponsione di commissioni implicite, dati il palese squilibrio delle prestazioni reciproche e l'assenza di upfront a favore del Comune». I magistrati annotano inoltre la concentrazione della stipula dei derivati con un solo intermediario, Ubs (45,5%), e sottolineano come «per un ente come il Comune di Roma sarebbe ragionevole attendersi margini competitivi e ridotti. Nel rinnovo del 2004 sembra esserci evidenza di una commissione implicita». In un altro passaggio si legge che «nel caso di rinegoziazione del contratto l'assorbimento di un mark to market negativo relativo al precedente contratto nel nuovo impedisce di far emergere con chiarezza il debito del Comune, che viene regolato extrabilancio, commettendo così una grave irregolarità contabile».

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