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Multe salate e carcere La ricetta nei paesi Ue

tribunale

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Multe, carcere e nessuno spazio alle notizie che non hanno interesse pubblico. Negli altri Paesi le leggi che regolano la pubblicazione degli atti giudiziari sono rigide. In Italia la norma sulle intercettazioni approvata dal Senato intende, almeno secondo il governo, trovare un equilibrio tra la giustizia, la privacy e l'informazione. Il provvedimento sancisce i seguenti cambiamenti: durante le indagini, gli atti giudiziari possono essere pubblicati solo «per riassunto». Gli editori che decidono di pubblicare il testo delle carte di un processo, rischiano fino a 300 mila euro di multa. Le intercettazioni non sono pubblicabili, nemmeno per riassunto, fino a conclusione delle indagini. Anche in questo caso per chi viola il divieto sono previste sanzioni fino a 300 mila euro. Arrivano a 450 mila euro se si tratta di conversazioni registrate tra persone estranee alle indagini. I magistrati possono mettere sotto controllo i telefoni per 75 giorni al massimo. Il limite è prorogabile, di volta in volta, di tre giorni se i giudici accordano al pm che ne fa richiesta la necessità di andare avanti. Questi limiti non sono validi pe i reati più gravi (mafia, terrorismo, latitanza, ecc.). Per tutelare la privacy e la presunzione di innocenza, inoltre, se il pm fornisce alla stampa atti coperti da segreto o rilascia dichiarazioni su un'inchiesta che sta conducendo, rischia di essere sostituito.

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