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Idv e Pd negano l'evidenza La ricostruzione non c'è stata

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Cosìa sparare sul governo incapace nella gestione del'emergenza è l'Italia dei Valori. «A distanza di un anno dal devastante sisma abruzzese, è vicina alle famiglie delle vittime. Il primo pensiero va a centinaia di vittime innocenti e al dolore di loro familiari. Il pensiero va anche alle tante famiglie che si sono viste private della casa, della bottega, nel luogo di svolgimento di attività oneste e dignitose. Il primo pensiero va anche alla straordinaria dignità del popolo aquilano» afferma in una nota il portavoce dell'Idv Leoluca Orlando. E fin qui va bene. Ma l'attacco è dietro l'angolo. «L'Italia dei Valori - continua Orlando - è vicina anche a tutti coloro che, e parliamo di migliaia di persone, nonostante le mille promesse del governo, vivono ancora nelle tende, nei prefabbricati, o esiliati sulla costa». «Gli aquilani hanno aperto gli occhi, non si sono lasciati abbagliare dai minzoliniani spot filogovernativi del Tg1, sono scesi in piazza e hanno simbolicamente rimosso da soli le macerie del centro storico». E ancora accuse. «Gli aquilani vogliono che la loro città riprenda a vivere - conclude l'esponente dipietrista - noi gli siamo accanto e faremo di tutto, in Parlamento e fuori, soprattutto dopo lo scandalo che ha colpito i vertici della Protezione civile, per controllare e far sì che i fondi stanziati vengano spesi per i terremotati e non per arricchire imprenditori amici o avvoltoi senza coscienza, come coloro che ridevano e si sfregavano le mani all'indomani del terremoto. Il sei aprile dell'anno scorso noi non ridevamo». Stesso canovaccio seguito da Rosy Bindi, vicepresidente della Camera dei Deputati. Prima il ricordo: «Questa notte a L'Aquila ricorderemo le prime tragiche ore del sisma, le centinaia di vittime innocenti, lo sgomento e il dolore di una intera città e dell'Italia». La Bindi ieri sera ha partecipato alla messa solenne nella Basilica di Collemaggio alle celebrazioni organizzate dal Comune dell'Aquila a un anno dal terremoto del 6 aprile 2009. «Una notte di memoria e solidarietà - ha sottolineato la Bindi - per rendere omaggio alla dignità e al coraggio degli aquilani, al lavoro di centinaia di migliaia di volontari che da tutta Italia si sono subito stretti intorno alle popolazioni colpite, prestando soccorso e sostegno e rendendo meno amara la vita delle famiglie. Non va dimenticato ciò che è stato fatto, ma vogliamo soprattutto riflettere su quello che a un anno di distanza resta ancora da fare». Superata l'emergenza, sostiene il presidente del Pd, «il governo della ricostruzione deve essere affidato agli aquilani con la massima trasparenza. Occorre assicurare un alloggio alle famiglie ancora sfollate lungo la costa e garantire la ricostruzione della città. L'Aquila deve tornare a vivere come una comunità ricca e vitale, aperta al futuro e alla speranza. Per questo serve meno propaganda e un pieno coinvolgimento della cittadinanza». Non lascia spazio nemmeno al ricorso e al commiato invece Paolo Ferrero, il portavoce nazionale della Federazione della sinistra: «È una vergogna che il governo Berlusconi abbia trasformato gli effetti del terremoto in un set teatrale mediatico e la mancata ricostruzione in speculazione sulle new town». «A un anno dal dramma del terremoto - ha continuato Ferrero - la situazione di rovina del centro storico di L'Aquila e delle altre zone terremotate è l'emblema di un governo tutto mediatico. Come mediatica è una ricostruzione che ha lasciato metà delle popolazioni senza tetto, dando via libera alle speculazioni sulle new town». Infatti, conclude Ferrero, «un anno fa gli amici del governo di stavano per fregarsi le mani alla notizia del sisma, pronti a allungarle per fare affari sul dramma di migliaia di persone senza più tetto è lavoro. Il nostro ringraziamento più sentito va invece alle migliaia di volontari che hanno dato una mano di tasca loro». Più soft invece l'intervento del sindaco del capoluogo Massimo Cialente. «Molto è stato fatto, ma tantissimo resta ancora da fare per ricostruire L'Aquila e farla ripartire». Cialente gira per le strade del centro dove sono migliaia i turisti e i cittadini che cercano di «sbirciare» dai pochi vicoli aperti per vedere i danni ancora vivi del sisma. «È stata realizzata una grande attività per far fronte all'emergenza, ma restano ancora migliaia di persone da sistemare nelle case e c'è il problema delle macerie», aggiunge il sindaco che è anche vice commissario per la ricostruzione. «Un problema - ricorda - che significa lo smaltimento di oltre quattro milioni di tonnellate. Ci sono stati ritardi, non imputabili a noi, che 70 mila tonnellate le avevano comunque rimosse. Ma questo non è il momento di stare a puntualizzare. Speriamo che si possa avviare speditamente questa fase».Ciò che, però, sta a cuore al sindaco, è la ricostruzione: «Abbiamo un tessuto sociale, economico e produttivo interamente da ricostruire. Non basta la buona volontà. Ci sono programmi già elaborati, ma occorrono anche i finanziamenti». L'istituzione della Zona franca potrebbe risolvere il problema? «Certo - sostiene il sindaco - ma occorre che sia una zona franca reale, efficace, e non un gioco di prestigio».

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