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Il grande errore di Pierferdy? Non scegliersi un nome d'arte.

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Ieri,per esempio, ha detto: «L'Italia è un paese di cani rabbiosi dove tutto diventa rissa permanente». E ancora: «Nella nostra politica ci sono gli avvelenatori di pozzi di professione». Così, mentre tutt'intornno impera il dissidio e la sventura, lui promette pace: a patto che gli elettori si intruppino verso il suo immaginario Grande Centro, quello dove il premier si chiama Casini ma dove l'aria che si respira è quella merveilleuse di un Eden francesizzante, un eau de parfum giscardienne, quella nube di sogno di un partito cattolico di minoranza che espresse un leader assoluto, meglio se all'Eliseo. Però la storia insegna: mai imitare i cugini d'Oltralpe. Si finisce legnati. E mica come Napoleone: al massimo come Bayrou, il modello casiniano uscito dal battage delle urne come un signor nessuno, l'esempio di ciò che non si dovrebbe mai tentare nel laboratorio delle speranze politiche. Anche lì, poi: un movimento che si chiama MoDem, acronimo largamente superato dalla velocità con cui la politica è chiamata ad aggiornarsi alla volontà dei rappresentati. Povero Casini: nel 1983 era rimasto così colpito dal memorabile anatema di Giaime Pintor da farne (e si perdoni il bisticcio anche qui) un manifesto di vita: «Moriremo democristiani». Solo che lì c'era un punto interrogativo, si avvertiva una tensione intellettuale, una minaccia Invece il timoniere dell'Udc lo lesse come un lusinghiero vaticinio, e ci si è fatto venire i capelli bianchi presto, pur di giungere a meta. Spera che il bipartitismo esploda una volta per tutte, che i «cani rabbiosi» si sbranino fra loro, con il concorso di magistrati, giornalisti, cittadini variamente incazzati gli uni contro gli altri. Confida di restare illeso, al punto dove la tempesta produce la calma perfetta: al centro del centro del centro di ogni cosa. Ma gli antagonisti, in caso di tracollo della leadership a destra, non mancano. Fini, Tremonti. E a sinistra c'è quel Vendola che sposta la notte più in là, e intanto promette una mattanza di «mummie», ivi compreso quel D'Alema che con Pierferdy briga e trama. Per non farsi trovare del tutto spiazzato, Casini si aggancia da ogni lato: a Roma la Polverini, a Torino la Bresso. Insiste come un Beach Boy nel fare il surf in mezzo della bufera, sperando che l'onda non lo sommerga. Come è accaduto a Parigi al battello ebbro di Bayrou.

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