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Berlusconi e la spina del caso Verdini

Denis Verdini

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Amareggiato e arrabbiato. Chi era ieri mattina al Consiglio dei ministri descrive il premier così. Una riunione ampia e delicata, in cui il piatto forte doveva essere il disegno di legge anti-corruzione, rinviato di fatto alla prossima settimana. Durante la riunione, però, Berlusconi si è sfogato sulle vicende giudiziarie che hanno tenuto banco in questi giorni. Raccontando ai ministri di aver letto tutti gli atti delle inchieste che coinvolgono alcuni dei suoi più stretti collaboratori. Su Bertolaso e Letta il premier continua a fare muro a qualsiasi tipo di accusa. Capitolo a parte, Denis Verdini, sul quale il premier confida di «essere amareggiato per il suo comportamento, avrebbe potuto avvertirmi». Berlusconi ha trascorso molto tempo a leggere gli atti, studiando l'inchiesta pagina per pagina. Continua a difendere a spada tratta il capo della Protezione Civile e il sottosegretario Letta. «Su di loro sono pronto a mettere la mano sul fuoco. Verdini è più difficile da difendere», commenta il premier davanti all'Esecutivo. Il coordinatore del Pdl, secondo il ragionamento di Berlusconi, avrebbe avuto un atteggiamento poco adeguato al ruolo che ricopre, vale a dire che anche durante le sue telefonate, avrebbe dovuto ricordare il "peso collegiale" di ogni parola detta, o decisione presa.   L'amarezza e la delusione del Cavaliere su Verdini innesca l'immediato tam tam di voci sul cambio della guida del partito. Subito dopo le Regionali si potrebbe passare dall'attuale triumvirato al tanto annunciato coordinatore unico (in pole position ci sarebbe Sandro Bondi), con un vice coordinatore (molto probabile Italo Bocchino). Si libererebbe così la casellina del Ministero per i Beni Culturali, per la quale sarebbe in corsa Paolo Bonaiuti. Certo, per ora solo voci, ma sempre più insistenti. Si diceva il provvedimento anti-corruzione: sembrava una cosa fatta, ed invece è ancora tutto da vedere. Questo perché, sul testo del provvedimento anti-corruzione, non tutti i ministri sono d'accordo. Ed infatti, la riunione dell'Esecutivo ha dato via libera «salvo intese» al disegno di legge che inasprisce le pene per i reati contro la pubblica amministrazione, tra cui la corruzione. Tradotto, è stata approvata la bozza e il testo è «ancora modificabile». Il testo, sarebbe stato stoppato dal fuoco amico di alcuni ministri. Quali? In primis Renato Brunetta, seguito dal leghista Roberto Calderoli, e quello della Difesa Ignazio La Russa. Un testo aperto al contributo del Parlamento, che ieri è stato «licenziato di fatto», spiega il ministro della Difesa, riferendo che sul provvedimento anti-corruzione «sostanzialmente c'è l'approvazione», sebbene prosegua la discussione su una parte aggiuntiva, quella relativa alla prevenzione. Il governo, per ora, ha affrontato «solo la parte sanzionatoria». Secondo le prime indicazioni, il ministro della Pubblica Amministrazione Renato Brunetta elaborerà le misure contro la diffusione della corruzione tra i dipendenti dello Stato.  

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