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Emiliano è pronto ad accogliere Pier

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MicheleDe Feudis BARI Nel disegno «a macchia di leopardo» elaborato dal leader dei centristi Pier Ferdinando Casini, la Puglia diverrà laboratorio di una «alleanza meridionalista». L'Udc sarà elemento portante di una coalizione con il Partito democratico di Pier Luigi Bersani, affermando una piattaforma programmatica che ponga al centro del dibattito le emergenze del Sud e la necessità di controbilanciare lo strapotere leghista, relegando ad un ruolo marginale e subordinato la sinistra postcomunista. La punta di diamante di questa operazione sarà il prossimo candidato a presidente della Regione, il sindaco di Bari Michele Emiliano, magistrato populista con un fisico ed una voce alla Adriano Pappalardo, nonché presidente regionale del Pd. L'operazione è il risultato di un lavoro diplomatico certosino, che ha avuto nel dialogo serrato tra i vertici dello scudocrociato e Massimo D'Alema una regia illuminata. Non sarà di sicuro un semplice «centrosinistra allargato». Il leader Maximo, infatti, sull'argomento si è già espresso con chiarezza: «In Puglia - ha spiegato - non riproporremo il centrosinistra, ma una esperienza politica nuova, avviata con le ultime amministrative e denominata Alleanza per il Mezzogiorno: oltre i confini della nostra coalizione». Il ragionamento del presidente della fondazione Italianieuropei però non collide con le aspirazioni di Nichi Vendola, che già da settimane si è autocandidato a proseguire la sua esperienza di presidente della Regione. Sull'argomento Casini è stato sempre netto: pur stimando personalmente il leader di Sinistra ecologia e libertà, lo ritiene inconciliabile con il profilo moderato e riformista del suo partito, e per questo ha per primo avanzato la candidatura Emiliano, rimarcando il desiderio di segnare in Puglia «una discontinuità» rispetto all'attuale esecutivo regionale. Il modello di riferimento? È quello che ha portato a conquistare la provincia di Brindisi: i centristi hanno indicato in Massimo Ferrarese, un leader locale di Confindustria con un passato in Forza Italia, il candidato presidente e su questo nome hanno registrato la convergenza del centrosinistra. Stessa formula a Foggia: il neosindaco di una giunta sempre sostenuta da Pd e Udc è Gianni Mongelli, imprenditore edile e presidente della Fiera di Foggia, dal 2002 al 2007 presidente degli industriali pugliesi. Infine c'è il modello Bari, dove Emiliano è stato riconfermato sindaco nel giugno scorso con l'apporto - in questo caso modesto (sotto il 3 per cento) - dei centristi. Per osteggiare l'alleanza meridionalista ideata dal tandem Casini-D'Alema, il governatore Nichi Vendola ha rimarcato la vocazione popolare della sua esperienza fondata sulle primarie contro una fantomatica «casta». Il veto dell'Udc, secondo la vulgata della sinistra radicale, sarebbe quindi legato alle scelte di politica economica dell'attuale governo regionale contro la privatizzazione di un bene fondamentale come l'acqua. «In questi anni abbiamo toccato interessi forti - ha chiosato tempo fa Nichi - e leggo sui giornali economici che all'operazione Acquedotto Pugliese erano interessati importanti gruppi nazionale, come per esempio quello che fa capo a Caltagirone». Dunque, il governatore uscente Nichi Vendola o quello aspirante, Michele Emiliano? Sarà l'assemblea regionale del Pd che si riunirà oggi pomeriggio a Bari a dare l'indicazione definitiva su chi sarà il proprio candidato presidente in Puglia alle regionali del marzo prossimo. La giornata si preannuncia rovente: l'ala ex franceschiniana e la componente legata agli assessori regionali Fabiano Amati e Guglielmo Minervini potrebbe manifestare un duro dissenso interno sostanziato dalla richiesta di scegliere tra il sindaco di Bari e Vendola attraverso la consultazione allargata delle primarie.

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