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La Cina stuzzica gli States "Tagli ai gas". Ma è un bluff

Summit sul clima di Copenhagen, un mappamondo contro l'inquinamento

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La Cina ci prova. Alla Conferenza dell'Onu sul clima lancia la sua proposta che, con grande probabilità, rimarrà solo un annuncio-spot. A Copenaghen Pechino fa sapere che taglierà le emissioni nazionali del 50 per cento entro il 2050. Ma a condizione che tutti i Paesi ricchi riducano la Co2 del 25-40 per cento entro il 2020. Il bluff sta nel fatto che le richieste di Pechino sono rivolte prima di tutto agli Stati Uniti, che non hanno in mano il mandato del Congresso per prendere accordi vincolanti. Così Obama sarà costretto a dire «no» all'offerta cinese, che trova l'appoggio strategico di India e G77. Ciò che potrà realisticamente fare l'America è, invece, dimostrare la propria disponibilità a un fondo di aiuto ai Paesi poveri, anche se ancora non si azzardano cifre. A Copenaghen la responsabile dell'Agenzia americana per l'ambiente (Epa), Lisa Jackson ha ricordato gli sforzi nella lotta ai gas serra dell'amministrazione Obama (efficienza energetica, rinnovabili, rinnovo del parco auto) e ha sottolineato il lavoro del presidente con il Congresso per approvare la legislazione su clima ed energia, che stabilisce obiettivi giuridicamente vincolanti per i settori produttivi per ridurre le emissioni di oltre l'80% rispetto ai livelli attuali entro il 2050. Ora l'annuncio di taglio di Co2 Usa è del 17%, entro il 2020, sulla base delle emissioni registrate nel 2005. Intanto le ipotesi di accordo politico (il documento finale non sarà più lungo di una decina di pagine, ndr) sembrano prendere una direzione. Tra i temi, più potere ai Paesi industrializzati e ruolo sempre più marginale dell'Onu per i negoziati futuri. Nella bozza, elaborata da un circolo ristretto di nazioni, che a quanto pare include Danimarca, Usa e Gran Bretagna, vi sarebbero, tra l'altro, misure che permetterebbero ai Paesi ricchi di consumare (nel 2050) quote procapite di CO2 doppie rispetto a quelle dei Paesi in via di sviluppo. Il testo, secondo le indiscrezioni, punta a passare la gestione degli aspetti finanziari delle misure anti-cambiamento climatico alla Banca Mondiale e al contempo mira ad archiviare il trattato di Kyoto. Non si ferma, invece, la rabbia dei Paesi in via di sviluppo per essere stati letteralmente «scartati» dalla trattativa e dal testo. Tutto mentre nuovi dati raccontano la crisi del clima, che colpisce oggi già più di 300 milioni di persone. Ma a metà del secolo saranno un miliardo di cui 600 milioni solo in Africa. E a lanciare un disperato grido di allarme c'è anche il piccolo Stato di Tuvalu: nove atolli nel Pacifico del Sud e 11.000 abitanti che temoni di essere sommersi a causa del riscaldamento globale.  

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