L'accusa dei cittadini: processi-lumaca
La Giustizia vista con gli occhi dei cittadini è una macchina-lumaca che non risolve i problemi degli italiani in tempi giusti. Le controversie tra privati, in particolare, tengono gli italiani «attaccati al tribunale» per anni. E una riforma, secondo una fotografia scattata dal basso, deve puntare a velocizzare l'iter delle aule. Oltre ai processi lenti, sono le prescrizioni che «negano diritti», la scarsa fiducia nei legali, i rinvii delle udienze senza giusta ragione e i consulenti tecnici d'ufficio (Ctu) inaffidabili a comporre il puzzle del sistema giudiziario che emerge dal Primo Rapporto Pit Giustizia, realizzato da «Giustizia per i diritti - Cittadinanzattiva». Nel corso dell'ultimo anno circa duemila italiani si sono rivolti ai Pit Giustizia, il servizio di consulenza e intervento gratuito di «Cittadinanzattiva», per avere consulenze (55%) e informazioni (30%) sul funzionamento delle leggi. Un utente su sei ha anche chiesto delucidazioni sulle modalità di accesso al risarcimento per la lunga durata del processo. In generale, i cittadini hanno denunciato la mancanza di informazioni e orientamento rispetto al rapporto con i propri legali e all'accesso al sistema giudiziario. Ad avvicinarsi ai Pit sono stati soprattutto uomini, tra i 30 e i 60 anni, prevalentemente del Centro e Sud Italia. Dalle loro richieste, secondo Cittadinanzattiva, si evince come i cittadini «vivano una sorta di smarrimento all'interno delle tante facce della giustizia», tanto che solo il 7% di loro fa ricorso a forme stra-giudiziali o di conciliazione alternativa. Il sessanta per cento degli utenti è coinvolto in processi civili, soprattutto a causa di una presunta violazione di diritti reali (33,6%; il 23% dei casi riguarda questioni condominiali) o di problemi in famiglia (19,8%). Il 20 per cento è invece coinvolto in cause penali: la maggioranza dei casi presi a carico (63 per cento) riguarda reati contro le persone, come aggressione, sequestro o errore diagnostico o medico. Le cause intentate per presunti errori diagnostici sono le più numerose in assoluto tra quelle raccontate ai Pit Giustizia (35,7% del totale; al Sud si registra il picco del 41,3%, al Centro si raggiunge il 38,4%). Al secondo posto della classifica generale ci sono invece le cause sorte nell'ambito del consumerismo (19,2%): i contenziosi riguardano, ad esempio, banche, assicurazioni, Poste e trasporti. Seguono cause di lavoro (15%), legate a problemi in famiglia (11,9%; al Nord la percentuale raggiunge il 16%), con i servizi pubblici (14,1%) e la scuola (4,2%). Il 5 per cento degli utenti dello sportello di Cittadinanzattiva è infine coinvolto in procedimenti amministrativi e all'associazione richiede consulenza legale (66%) oppure assistenza (17) e informazioni (17). Secondo Mimma Modica Alberti, coordinatore nazionale di Giustizia per i diritti di Cittadinanzattiva, è «necessario intervenire sul sistema giudiziario per garantire l'accesso al Patrocinio a spese dello Stato, anche vincolandolo ai parametri Isee, e imporre ai Ctu tempi di consegna che non vadano oltre i 40 giorni. Per quanto riguarda invece la giustizia penale, bisogna garantire la sospensione del corso della prescrizione del processo al pari di quanto già previsto per il civile».
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