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Ma anche loro riconosceranno che il problema è la mancanza di qualcosa, non quello che c'è.

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Enon è accettabile che manchi in un periodo storico in cui l'Italia dovrà necessariamente cambiare il proprio modello politico/economico se vorrà restare luogo di speranza di ricchezza ed ordinato. Non dimentico che «la cifra» di questo governo è la realizzazione del federalismo fiscale, certamente una riforma di struttura. E personalmente sono totalmente a favore. Ma non posso non vedere che la sua impostazione è al momento più frutto di un accordo elettorale su pressione del localismo della Lega che un disegno nazionale ponderato. Per capirci, permettetemi un inciso personale. Tempo fa, in occasione di un incarico di ricerca ricevuto dal governo del Canton Ticino per pensarne lo sviluppo futuro (Ticino 2015, Libro bianco, 1998) ebbi l'opportunità di studiare a fondo la relazione tra modello omogeneo del welfare nella Confederazione svizzera e le (fortissime) autonomie locali, e fiscali, dei Cantoni. Il primo era un pesante limitatore di fatto delle seconde, l'insieme pieno di distorsioni. Da questa esperienza, riportandola al caso italiano, ricavo che, se si vogliono evitare grossi guai, non sarà possibile applicare il modello di autonomia locale fiscale senza parallelamente riformare in modo armonizzato il modello nazionale di Stato sociale. Questa seconda parte, mi sembra, ancora manchi e andrebbe inserita nel programma di governo per poter realizzare la prima, il federalismo fiscale, già delineata. Un altro contenuto strategico del governo Belrusconi dovrebbe riguardare una presa di posizione sulla legge elettorale. Quella attuale interrompe la rappresentanza territoriale dei parlamentari nazionali, nominati da una centrale partitica, in violazione di un principio fondamentale della democrazia che ne mina la stabilità. Ed è un punto. L'altro, in tema, è che l'Italia ha bisogno di rafforzare la governabilità che è strumento per poter cambiare. Difficilmente potremo rimandare la scelta di avere un timone se vogliamo virare nel mare della storia evitando il gorgo davanti a noi. Quindi i partiti della maggioranza devono darsi un progetto in materia, per esempio elezione diretta dell'esecutivo separata da quello del potere legislativo. Oppure? Ma questi sono solo alcuni dei tanti punti che un vero programma di governo dovrebbe definire, organizzandoli per priorità, ciascuno con un'agenda, e che ora mancano o sono solo accennati. Il superprioritario dovrebbe essere quello dell'abbattimento almeno parziale del debito. Non è possibile governare, timonare, quando si pagano ogni anno quasi 5 punti di Pil di interessi sul debito. Sono rimasto sconcertato quando ho visto che il governo non ha un piano esplicito in materia. Di solito i programmi sono solo carta superata dalla realtà quotidiana. Ma quando una nazione deve cambiare, quando la situazione storica è straordinaria, la capacità di fare programmi, esplicitarli, discuterli, adattarli al consenso è lo strumento necessario per poter cambiare. In una democrazia. Carlo Pelanda

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