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Bossi vuol cantare a Sanremo

Umbero Bossi

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L'ultima crociata della Lega: il dialetto nelle scuole. Non una boutade estiva, e neanche un semplice tentativo di richiamare l'attenzione. È una battaglia che il Carroccio intende portare avanti sul serio. Del resto, esattamente un anno fa, il ministro Calderoli denunciava l'esigenza di avere meno professori meridionali nelle scuole del Nord. E qualche giorno fa, la Lega ha presentato una proposta ufficiale in commissione Cultura alla Camera del "test della cadrega", una sorta di prova per gli insegnanti «sulla cultura, le tradizioni e il dialetto delle regioni in cui intendono insegnare». Ecco che allora le parole del leader di via Bellerio, confermano che su questo argomento la Lega non scherza proprio: «Il dialetto lo troverete nelle scuole tra poco tempo». Se la politica è praticamente ormai in vacanza, se i vari leader sono sparsi nelle diverse località estive, a mantenere acceso il dibattito politico è proprio Umberto Bossi, il quale parlando ad un comizio nel lecchese torna a puntare il dito sulla scuola, convinto più che mai che il dialetto «non è una cosa minore rispetto all'economia o ai decreti per superare la crisi». Il ministro per le Riforme ricorda che nella scuola Bosina, fondata anni fa dalla moglie, tra le lingue insegnate c'è anche il dialetto e ha richiesto «fatica enorme» trovare chi potesse insegnarlo. Cita anche le poesie che lui stesso ha scritto in dialetto e la biblioteca con libri dialettali, a partire dai dizionari, che ha collezionato negli anni. Tutto questo perché secondo il ministro il dialetto è un valore da difendere dal rischio di scomparsa. Le cose però, tuona il senatur, adesso stanno cambiando. «Fino all'anno scorso uno come Van de Sfroos - non avrebbe potuto partecipare al Festival di Sanremo. Ma il sistema o crolla o accetta i cambiamenti». Non parla solo di scuola. Bossi lancia un affondo anche sui 150 dell'Unità d'Italia, argomento al centro dell'ultimo Consiglio dei ministri di qualche giorno fa. Mentre il dibattito sulla ricorrenza del 2011 è tutto su come organizzare la festa del Risorgimento, il «grande evento» di cui ha parlato proprio il Cavaliere, organizzato ad hoc senza però «spreco di soldi», il senatur lancia un'altra provocazione: «C'è il rischio che qualcuno se ne approfitti per esaltare i Savoia. Non sarebbe accettato qui. Ci ricordiamo i monumenti ai caduti e un'intera generazione spazzata via dal re piccoletto», spiega Bossi parlando della prima guerra mondiale. A testimonianza di come per la Lega sia importante tutelare quanto più possibile le tradizioni locali, la cultura del territorio, raccontando ai ragazzi la storia delle diverse realtà italiane, scende in campo anche Luca Zaia. «Più che la conoscenza dell'Unità di Italia mi preoccupa il fatto che i programmi di storia ignorino quasi completamente la storia locale, sarebbe bene che qualcosa cambiasse». Ospite del talk show di Klaus Davi, anche il ministro delle Politiche Agricole parla dei prossimi festeggiamenti del 2011: «In Italia abbiamo un problema più concreto: quello di dare nei libri di storia il giusto peso alla storia locale. Credo che sia questa la vera sfida nell'educazione dei giovani: fare loro conoscere una parte della storia troppo spesso ignorata dai testi di scuola ma che è stata fondamentale per la loro formazione». Non è un'accusa al lavoro del ministro Gelmini, «con la quale il rapporto è ottimo». L'obiettivo è dare ai ragazzi una identità locale «per conoscere meglio il territorio in cui vivono, i prodotti che le rispettive regioni producono che poi sono parte integrante della nostra cultura».

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