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Il Partito del Sud preoccupa il Pdl

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Silvio Berlusconi

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L'incontro di 38 parlamentari del Pdl e non solo («altro che quattro amici al bar») a Sorrento, promosso da Gianfranco Miccichè in vista di un Partito del Sud, anima il dibattito nella maggioranza. I partecipanti (c'erano il ministro Stefania Prestigiacomo, Antonio Martino, Adriana Poli Bortone e, anche se solo per telefono, Marcello dell'Utri) si sono aggiornati alla prossima settimana a Roma (forse mercoledì) per una ulteriore riflessione. Non è ancora del tutto chiaro se la formazione politica «sudista» debba restare nel Pdl o varcare i confini del partito di Berlusconi. Il dubbio nasce anche da un sondaggio commissionato dai «sorrentini» che vedrebbe intorno al 30 per cento in Sicilia una formazione politica meridionalista. Ma sullo sfondo di una battaglia che sembra tutta incentrata sulle risorse per rilanciare il meridione c'è anche la battaglia fra i tre grandi «signori» del voto in Sicilia, Gianfranco Miccichè, Raffaele Lombardo e Totò Cuffaro. La lettura che più di un parlamentare del Pdl dà di questa ipotesi di un partito del Sud è quella di una lotta per il controllo politico dell'isola. Micciché ha paura di essere scavalcato dall'altra corrente siciliana formata dal presidente del Senato Renato Schifani e dal ministro della giustizia Angelino Alfano e in più teme che l'Udc possa incrementare i voti a suo danno. Per questo starebbe agitando lo spauracchio di un partito del Sud, capace di coagulare voti attorno a lui. Intanto, però, contro ipotesi scissioniste ammonisce Anna Maria Bernini (Pdl): «La vera risposta al Sud più che in autonomistiche formule-partito sta nel principio unificante del rispetto delle differenze». «Al sud serve Obama, non Pulcinella», sbotta il leghista Roberto Calderoli. «Se il partito del Sud ha per emblema la lacrima e la recriminazione, temo che il Mezzogiorno sarà condannato a giocare un ruolo minimale nel percorso delle riforme», ragiona. E Totò Cuffaro (Udc) definisce Sorrento «un flop». «Doveva essere — sostiene l'ex governatore siciliano — una ressa di grandi ospiti che si spintonavano per essere fra i primi ad entrare nel nuovo partito: è stata la riunione di quattro amici al bar che volevano cambiare il mondo. Alla fine tutti insieme appassionatamente sono riusciti a partorire un documento di supplica al premier». Miccichè, però, difende il suo progetto. «È iniziato un processo per decidere se le Regioni devono dire "mors tua, vita mea" o debba nascere una collaborazione fra i territori in un interesse reciproco senza nessuno costretto a sacrifici per fare contento gli altri». «Fino ad oggi — sottolinea il sottosegretario alla presidenza del consiglio — nessun partito nazionale ha affrontato con incisività il problema del Sud. Solo una dialettica positiva, non offensiva e senza furbetti potrà portare tutto il Paese ad un reale sviluppo economico». Con un Sud che «non è per niente piagnone» e dove «si stanno per intraprendere iniziative che probabilmente spaventano alcuni politici e alcuni territori». Con «cervelli ed energie tali da fare a meno di Calderoli; ma lui e Tremonti — conclude Miccichè — devono ricordarsi di essere ministri della Repubblica e non della Padania». Nella maggioranza un «problema Mezzogiorno» c'è. Lo agita continuamente Raffaele Lombardo: come annunciato, lui a Sorrento non si è visto, ed ha promesso di votare in Parlamento solo provvedimenti che servano al Sud e non lo danneggino.

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