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Patto governi-imprese per la ripresa

Claudio Scajola

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La crisi sta rallentando gli investimenti nel settore dell'energia e questo comporta il rischio che quando ripartirà la domanda e l'economia sarà uscita fuori dal tunnel, ci sarà una carenza di offerta energetica. L'allarme è venuto dalla prima giornata del G8 dei ministri dell'Energia in corso a Roma. Le prime venti aziende mondiali si sono confrontate su questo delicato problema e hanno convenuto che l'andamento del prezzo del petrolio influenza pesantemente tutte le altre fonti energetiche e in particolare lo sviluppo delle rinnovabili. Per questo sono necessarie misure per spingere stabilmente il prezo del petrolio in una «fascia ideale» in modo che non sia tanto alto da frenare la crescita nè tanto basso da rallentare gli investimenti delle aziende. Partendo da queste considerazioni il G8 dei ministri dell'energia ha lanciato un'alleanza, un patto con le imprese energetiche. In base a questa intesa i ministri si sono detti pronti a garantire un quadro di regole certe e di incentivi allo sviluppo; le imprese si sono impegnate a mantenere alto il livello degli investimenti. Questa strategia è la risposta all'allarme venuto dall'Agenzia internazionale per l'energia che ha chiesto interventi coordinati per arginare il rischio che passata la crisi, la produzione di energia possa non riuscire a far fronte a una domanda in forte crescita. Il ministro dello Sviluppo Economico Claudio Scajola ha sottolineato la novità del summit che ha riunito «23 ministri dell'energia dei Paesi del G8 e delle altre maggiori economie mondiali che insieme rappresentano più dell'80% dell'offerta e della domanda di energia su scala planetaria». Scajola ha sottolineato che è centrale la questione del prezzo del petrolio perchè «un prezzo basso è di aiuto sul fronte della crisi economica ma frena gli investimenti». Occorre quindi lavorare affinchè sia «equo e non volatile». Il compito dei governi sarà quindi quello di «assicurare un quadro il più possibile condiviso su scenari e regole del settore». Mentre le aziende energetiche, dice Scajola, «devono mantenere il livello di investimenti per evitare rischi di nuove tensioni sui mercati non appena ripartirà la domanda all'uscita dalla crisi». Anche il presidente dell'Eni, Roberto Poli, ha sottolineato l'importanza di mantenere il prezzo del petrolio in «una fascia ragionevole» di prezzo, una «fascia ideale» per contemperare sei «diverse esigenze» influenzate dal valore del barile. Il petrolio intorno «ai 60-70 dollari» consentirebbe «di garantire un adeguato ritorno per i produttori, sostenere la crescita economica globale, incoraggiare investimenti in efficienza, prevenire la conversione dell'agricoltura dal cibo ai biocarburanti, incoraggiare investimenti in energie rinnovabili, incoraggiare investimenti in tecnologia avanzate». Ma i governi devono fare la loro parte. L'ad dell'Enel, Fulvio Conti sostiene che per rispondere alla crisi è necessario «adottare misure che facilitino ed incoraggino gli investimenti nel settore». Questo significa che i governi devono garantire «uno stabile, chiaro e omogeneo quadro di regole per il mercato dell'energia, ed adottare una politica di incentivi per lo sviluppo di tecnologie innovative, come le rinnovabili, la cattura e lo stoccaggio di anidride carbonica, ed il nucleare».

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