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Dal primo sisma storico a Teate fino al disastro epocale del 1915

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.L'Aquila è stata scrollata da una scossa di magnitudo 5.8: le due bombe atomiche sganciate su Hiroshima e Nagasaki, messe assieme, superavano appena l'equivalente di 38.000 tonnellate di tnt. È stato il peggior oltraggio della natura a una città che poche volte è stata risparmiata dalle sue prove di forza. Il sisma del 9 settembre 1349, nei dati dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, è quello più spietato, poiché è stato classificato negli effetti sulla provincia con magnitudo 6.46 e intensità di epicentro tra il 9° e il 10° della scala Mercalli: un picco che fissa il disastro per la maggior parte delle strutture in muratura e la fessurazione del suolo. Nel gennaio 1791 proprio la città dell'Aquila è epicentro di un sisma di magnitudo 5.37, con intensità tra 7° e 8°. Il sisma di ieri notte è quindi il secondo in assoluto per gravità e conseguenze, considerando che i sistemi di rivelazione sono però scientifici mentre la ricostruzione dei precedenti non può essere esatta per ovvi limiti dei contemporanei. Il terremoto è stato purtroppo un fedele e spietato compagno storico della città federiciana, colpita il 31 luglio 1786, il I febbraio 1750, il 14 agosto 1809, il 10 aprile 1498 e il 28 aprile 1646: le date sono in ordine decrescente di intensità, ma comunque su un ordine di valori che oscilla tra una magnitudo di 5.18 e una di 4.16. Una potenza che, indicativamente, è sempre sull'ordine di migliaia di tonnellate di tritolo. Nella scala Mercalli, più soggetta alle interpretazioni degli eventi (mentre quella elaborata nel 1935 da Charles Richter risponde a più obiettive formule matematiche), si trattava comunque di terremoti dal 5° al 7° grado, ovvero dal "forte" al "rovinoso". La prima fonte storica di un sisma in Abruzzo risale addirittura al 68 d.C. e interessa Teate, ovvero la moderna Chieti. Agli albori del II secolo tocca al piccolo borgo di San Valentino in Abruzzo Citeriore, oggi in provincia di Pescara. Ma la medievale L'Aquila entra subito nella lista nera nel 1315. Teramo lamenta secondo le cronache del tempo 200 morti per il sisma del 4-5 dicembre 1456 che falciò almeno 30.000 vite nella fascia dell'Italia centrale. La terra trema ancora nel 1690 nel Teramano. Il 2 febbraio 1703 le cronache adoperano il termine biblico di Apocalisse per descrivere quello che accade a L'Aquila e Paganica, con stime di 6.000 morti. Nel 1706 paga il suo tributo Sulmona e nel 1786 tocca ancora a L'Aquila. La zona meridionale della regione viene sferzata dalle onde sismiche nel 1881, poi nel 1904 tocca alla Marsica, prova generale del disastro epocale del 13 gennaio 1915 che rade al suolo Avezzano e la cui portata arriva ai quattro angoli del mondo: erano passati appena 7 anni dal mostruoso terremoto-maremoto di Messina e Reggio Calabria. Altre scosse saranno registrare nel 1933, mentre quelle del 1943 saranno fagocitate dai rombi della guerra. Appena una pallida eco del rombo sinistro che alle 3.32 di ieri ha fatto serpeggiare il terrore, schiantato le case e sparso lutti, impastando di polvere, macerie, lacrime e sangue una città ferita a morte.

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