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Trema anche l'edilizia, in bilico 250 mila posti

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Le organizzazioni del settore delle costruzioni e dell'impiantistica che fanno capo a Confindustria lanciano insieme un allarme per le infrastrutture. Chiedono al governo di aprire un confronto per mettere a punto insieme un «piano straordinario di rilancio infrastrutturale», che hanno già impostato, e che intendono presentare al ministro Altero Matteoli. Come «misura di emergenza», indica il vicepresidente di Confindustria per il settore, Cesare Trevisani, le imprese del comparto chiedono l'avvio in tempi strettissimi delle opere immediatamente cantierabili. Un pacchetto di interventi che richiede 7-8 miliardi di spesa pubblica, pari allo 0,5% del prodotto interno lordo, per aprire subito 167 cantieri (al 30-35% grandi opere, per il resto medio-piccole). Ogni miliardo di spesa pubblica può salvare 23mila posti di lavoro. Poi serviranno «misure strutturali» per rilanciare il settore anche come «leva contro la crisi». Lo chiede con una sola voce tutto il «sistema associativo di Confindustria impegnato nella filiera», con le associazioni di settore Ance (costruttori edili), Agi (associazione imprese generali), Oice (organizzazioni di ingegneria e architettura), e Federprogetti. L'allarme occupzione viene anche dall'International Labour Office, ente delle Nazioni Unite che ieri ha pubblicato il suo rapporto annuale sulle tendenze nel mercato del lavoro. Lo scenario è fosco. Se l'economia continuerà a peggiorare, avverte, si rischiano oltre 50 milioni di disoccupati in più quest'anno in tutto il mondo, rispetto ai livelli del 2007. Si prevede un «drammatico aumento» sul numero dei senza lavoro, che si ripercuoterà prevalentemente sulle fasce più povere e vulnerabili. Lo scenario di base dell'Ilo è che nel 2009 il numero di disoccupati aumenterà tra 18 e 30 milioni a livello mondiale, paragonato rispetto ai livelli del 2007. «Ma per oltre 50 milioni se la situazione continuerà a peggiorare». In questa ipotesi «qualcosa come 200 milioni di lavoratori, prevalentemente nelle economie in via di sviluppo, potrebbe finire nella povertà estrema», si legge. «Il nostro messaggio è realitico, non allarmistico», sottolinea in un comunicato il direttore generale dell'Ilo, Juan Somavia. «Ci troviamo di fronte a una crisi globale del lavoro. Le implicazioni per la sicurezza e la politica sono allarmanti. Molti governi ne sono consapevoli e stanno agendo, ma per evitare una recessione sociale a livello globale serve più coordinamento internazionale». Le Previsioni dell'Ilo sono basate sulle stime dello scorso ottobre dell'Fmi, che per il 2009 indicavano un aumento del tasso di disoccupazione mondiale al 6,1 per cento, dal 5,7 per cento del 2007. Peraltro proprio oggi l'istituzione di Washington ha rivisto in peggio le sue previsioni sull'economia mondiale.  

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