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Rai, stop alle nomine Villari rischia di restare in carica

Villari

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{{IMG_SX}}Tre pareri che sono stati predisposti dagli esperti di diritto parlamentare di Palazzo Madama, Montecitorio e Palazzo Chigi. Tre pareri sostanzialmente coincidenti e con i quali si mettono sull'allarme Schifani e Fini: attenti, Villari potrebbe non andare via. Come è possibile? Nei testi si sostiene che se il presidente revocato della Vigilanza Rai presentasse davvero ricorso alla Corte Costituzionale potrebbe vincere. La questione è molto delicata e particolarmente tecnica. Da addetti ai lavori. Il presidente della commissione bicamerale, infatti, è stato eletto grazie a un voto parlamentare. Dunque, è il voto della commissione la «fonte di nomina». E solo un altro voto, la stessa fonte della nomina, lo può revocare. Invece i presidenti di Camera e Senato hanno scelto un'altra strada, quella della revoca dell'intera commissione per inattività. E hanno preso - come precedente - il caso della Giunta per le Elezioni che prevede proprio la revoca nel caso in cui non si riunisca per oltre un mese. Anche senza voto parlamentare. Ma per quella Giunta la revoca è chiaramente espressa nel suo regolamento, mentre per la Vigilanza Rai questa ipotesi non è prevista. E in quel «buco» potrebbe inserirsi il ricorso di Villari. Anche se bisognerà capire come si comporterà la Consulta. Perché qui si apre un altro capitolo giuridico. La Corte Costituzionale è chiamata infatti a risolvere quelli che tecnicamente si chiamano «conflitti di attribuzione». In altre parole, a derimere le controversie tra organi dello Stato. Ed è ben difficile sostenere che la Vigilanza Rai, che è una commissione bicamerale, sia altra cosa rispetto a Camera e Senato. Insomma, l'eventuale ricorso dovrebbe essere un affare interna corporis al Parlamento. E nel caso in cui la Corte Costituzionale dovesse decidere per dichiarare inammissibile il ricorso di Villari, è la considerazione che fanno ai piani alti di Camera e Senato, bisognerà vedere che cosa scriverà nelle motivazioni. Comunque vada, il risultato è lo stesso. L'intera querelle che Villari sembra intenzionato a mettere in piedi prenderà dei mesi prima di essere risolta. Mesi e mesi. Ed è evidente che il Parlamento non potrà nominare adesso una nuova commissione di Vigilanza che poi dovrebbe mettere mano alle nomine. Semplicemente non potrebbe perché inevitabilmente sarebbe sub judice e tutti i suoi atti potrebbero essere annullati. Ecco perché il risultato finale è sempre lo stesso. Il nuovo consiglio di amministrazione non potrà essere varato prima dell'estate. Più possibile che tutto slitti a dopo le vacanze. Lui, il presidente, Riccardino per gli amici, va avanti lo stesso. E ieri s'è beccato di nuovo con Veltroni. Il leader del Pd ha replicato a Villari che aveva auspicato un nuovo segretario del partito: «Ha ragione, lui potrà rientrare solo in un Pd diverso con un segretario diverso. Stiamo parlando di una persona che si è incollata alla poltrona, che è venuto nel mio studio, dopo avermi assicurato che si sarebbe dimesso, per dirmi che lo avrebbe fatto solo se si individuava un accordo complessivo, era come il vinavil». Controreplica Villari: «Meglio la colla che il bianchetto. Il Vinavil sarà pure fastidioso ma in politica è il bianchetto a fare paura».

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