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E a sinistra si contano i sopravvissuti

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Ma c'è chi sta peggio di loro. Una parte dello stato maggiore della sinistra è sparito dalla scena perché non è stata rieletto. Siamo andati sulle loro tracce per vedere che fine hanno fatto a partire dal loro padre spirituale: Romano Prodi. Nel marzo di quest'anno si sparge la voce che l'ex Presidente del Consiglio Romano Prodi potrebbe lasciare la politica dopo l'annuncio della sua mancata ricandidatura alle elezioni politiche del 2008. Il Professore annuncia: «Lascio la politica italiana» (Corriere della Sera del 10 marzo del 2008). Ma il 20 giugno del 2008 ci ripensa e scrive una lettera al quotidiano La Stampa per smentire il suo ritiro dalla vita politica italiana affermando di non voler separare il suo destino da quello del Partito Democratico. E gli altri? Alfonso Pecoraro Scanio è tornato alla sua attività di avvocato civilista. Però ha deciso di restare nel campo «verde» occupandosi di reati ambientali insieme all'ex pretore Gianfranco Amendola. Anzi, a quanto pare l'ex leader dei Verdi tiene a farsi chiamare avvocato dai suoi ammiratori. L'ex presidente della Camera dei deputati Fausto Bertinotti aveva annunciato nel 2007 che avrebbe lasciato la politica alla fine della legislatura. La notizia viene riportata da tutti i giornali il 31 maggio del 2007. Ma il 15 aprile del 2008 scopriamo, grazie a Liberazione, che l'ex segretario di Rifondazione comunista lascia la politica italiana a causa della pesante sconfitta alle elezioni politiche e dopo essersi candidato come premier per la «Sinistra arcobaleno». Ma per Bertinotti resta un incarico di prestigio: la guida della Fondazione della Camera dei deputati. Un ruolo di tutto rispetto per qualsiasi sconfitto dal quale organizzare convegni, partecipare ad iniziative culturali, insomma continuare a fare politica.. Oliviero Diliberto è uno che non mente. Non ha mai annunciato di lasciare la politica o la segreteria del suo partito che si tiene ben stretta. E da quando il Pdci non è più in Parlamento ha dato vita ad una serie di performances che farebbero impallidire Lenin: ha rispolverato il centralismo democratico, ha vinto il congresso dei Comunisti italiani, ha fondato la televisione «faidate» del Pdci, ha bandito il Lambrusco dal congresso del suo partito ed è rimasto vittima degli Hacker che hanno utilizzato il suo nome per aprire un sito dove si vendono suonerie e vengono proposti incontri sexy. Fabio Mussi è stato più dignitoso. Ha abbandonato il suo incarico di coordinatore della Sinistra democratica. Ma di lasciare la politica non se ne parla proprio: «Rimettiamo in piedi il movimento che nel 2006 aveva promosso il referendum per difendere la Costituzione» aveva detto al Manifesto all'indomani della sconfitta alle politiche. Ma nessuno lo aveva ascoltato. Però Mussi si è tolto qualche sassolino dalla scarpe annunciando fiero di aver bloccato i fondi del suo ministero destinati al consuocero di Prodi Pier Maria Fornasari, primario dell'ospedale Rizzoli di Bologna (Italia Oggi del 5 settembre 2008). Naturalmente non potevamo dimenticare Paolo Cento, il Verde che voleva portare lo spirito dei «new global» al ministero dell'Economia. È stato proprio Il Tempo dell'8 luglio scorso a svelare che l'ex sottosegretario Verde all'Economia aveva ottenuto una bella consulenza alla società regionale del Lazio Astral per 5000 euro mensili. Non c'è male per un «new global».

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