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L'America è lontana. La vittoria di Obama non basta a ...

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Ma l'America è, appunto, lontana. Quel modello riesce congeniale a Berlusconi ma non altrettanto al centro-sinistra. E comunque, che piaccia o no, i nostri partiti concorrono alle elezioni e alle politiche europee. Proprio per il rinnovo del Parlamento di Bruxelles, gli italiani saranno chiamati alle urne. Fra sette mesi, non fra sette anni. Non si può essere protagonisti in Europa senza avere un peso nelle due grandi famiglie politiche in cui è articolato il vecchio continente (Ppe e Pse). L'impolitico (solo apparentemente) Silvio Berlusconi lo ha capito subito. Appena ha potuto, anche con il supporto degli ex-Dc, si è iscritto al Ppe e la stessa nascita del Pdl è vissuta dal presidente del Consiglio come un'imperdibile occasione di rafforzamento nel partito europeo. Entrando anche An nel Ppe, infatti, l'Italia potrà puntare ad un ruolo istituzionale di grande prestigio: la presidenza del Parlamento. È solo un'ipotesi al momento. Ma rende chiara l'importanza di essere dentro la dinamica di un grande partito europeo. Il Pd invece nasce senza un'identità precisa. Molte delle polemiche di queste settimane e di questi mesi sono, almeno secondo noi, l'effetto di una non-scelta. Nel partito di Veltroni (ma costruito in realtà su una suggestione prodiana) sono presenti tre filoni culturali: il primo e più importante è quello che fa riferimento al Pse (gli ex Ds), il secondo è quello che fa riferimento ai liberal (gli ex Margherita) ed il terzo è quello che si sente più legato alla tradizione democristiana del Ppe (gli ex popolari). È evidente che la compresenza di queste diverse componenti in unico contenitore non può che produrre equivoci e polemiche. È esattamente quel che avviene nel Pd e questo non fa bene non solo al centrosinistra ma a tutto il dibattito politico italiano. Serve fare una scelta. Stare con Obama è una non soluzione. Aderire al Pse o ai Liberali corrisponde ad una alternativa non differibile. Alcuni dirigenti nel Pd, propongono di esportare il proprio modello in Europa. Voleva fare la stessa cosa Prodi con l'Ulivo. L'intento è nobile ma, visto da Bruxelles, risulta - con tutto rispetto - ridicolo. Rutelli in una importante intervista a Panorama segnala il problema e fa un passo in più: chiarisce che lui (e non parla a titolo personale...) non ci sta ad iscriversi nel Pse. Il Pd non è un partitino. Esprime circa un terzo dell'elettorato italiano. Proprio gli elettori del Pd meritano chiarezza. Se aderire o meno al Pse fa una certa differenza, non si può rinviare il chiarimento. Non è da escludere che una scelta a favore della famiglia socialista possa determinare una nuova riaggregazione delle forze politiche nel centrosinistra: un Pd più radicato a sinistra alleato ad un Centro costituito da una parte dell'Udc e una parte della Margherita. È fantapolitica per ora. Ma se nel Pd c'è confusione, è a Veltroni che conviene la chiarezza. Le elezioni europee sono all'ordine del giorno. Se l'America è lontana, l'Europa è vicina. *www.formiche.net

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