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Luigi Frasca Messaggi di congratulazioni sono ...

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Il primo era stato il presidente francese, Nicolas Sarkozy. Napolitano ha detto che «per noi italiani che ci sentiamo intimamente legati sul piano storico e politico, culturale e umano, al popolo americano e agli Stati Uniti d'America, questo è un grande giorno: traiamo dalla sua vittoria e dallo spirito di unità che l'accompagna nuovi motivi di speranza e di fiducia per la causa della libertà, della pace, di un più sicuro e giusto ordine mondiale». La «vittoria brillante» di Obama è stata sottolineata dal presidente francese, Nicolas Sarkozy, seguito a ruota dal premier Francois Fillon. Il presidente cinese, Hu Jintao, rivolgendosi a Obama, ha auspicato che si possa raggiungere un nuovo livello di collaborazione e intesa tra Cina e Usa: «Hanno vasti interessi comuni» e «condividono la responsabilità di una serie di importanti questioni che riguardano il benessere e la felicità dell'umanità». L'Europa ha fatto sentire la sua voce con il presidente della Commissione, Josè Manuel Barroso, secondo il quale «dobbiamo trasformare la crisi attuale in opportunità». Il primo ministro britannico, Gordon Brown, nel felicitarsi per la vittoria di Obama, ne ha salutato i «valori progressisti» e la «visione per il futuro». La cancelliera tedesca, Angela Merkel ha assicurato a Obama, in un telegramma di congratulazioni, una «collaborazione piena di fiducia» da parte della Germania. Dal Medio Oriente il premier israeliano uscente, Ehud Olmert, ha detto che gli Stati Uniti «hanno dato ancora una volta la prova di essere la più grande democrazia e di essere un esempio per tutte le altre democrazie nel mondo», ribadendo che Israele e Usa hanno la stessa volontà di continuare a rafforzare questi rapporti per portare avanti la pace e la stabilità in Medio Oriente. Il presidente dell'Autorità palestinese, Abu Mazen, che ha invitato Obama a operarsi per comporre il conflitto con Israele. Il premier giapponese, Taro Aso, ha espresso le sue «più sentite felicitazioni al senatore Obama», mentre per il premier indiano, Manmohan Singh, lo «straordinario cammino verso la Casa Bianca» di Obama è «ispirazione» per il mondo intero. Persino dall'Iran l'agenzia ufficiale Irna ha salutato la «catarsi nazionale» attraverso la quale «gli americani hanno ripudiato l'era di George W. Bush». «La vittoria a valanga di Obama ha spazzato via le ultime barriere razziali nella politica americana», scrive l'Irna, «una svolta che sarebbe sembrata impensabile solo due anni fa». Il ministro degli esteri iracheno, Hoshyar Zebari, nel salutare la sua vittoria, ha detto che l'amministrazione Obama «non porterà a un rapido disimpegno americano per l'Iraq». Più freddo il benvenuto alla scena politica internazionale della Russia, e in particolar modo del suo presidente Medvedev. «C'è ogni motivo di attendersi che gli Usa aggiornino il loro approccio verso i problemi-chiave, compresi quelli di politica estera e, naturalmente, i rapporti con la Russia», ha commentato il viceministro degli Esteri, Grigory Karasin riassumendo le parole del presidente Medvedev pronunciate durante il suo primo discorso sulla stato della nazione. Ma a chiarire che il disgelo non sarà facile sono state altre frasi del discorso del capo del Cremlino che aveva affermato che il conflitto con la Georgia «è una conseguenza della politica dell'Amministrazione Usa che è egoista, non accetta critiche e privilegia le decisioni unilaterali».

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