«Teniamone meno in cella e più pene fuori carcere»
Presidente, a due anni dall'indulto siamo di nuovo in emergenza... «I penitenziari stanno scoppiando. La via maestra è costruirne di nuovi. Nello stesso tempo, però, bisogna garantire la certezza della pena e io, a questo proposito, ho preparato un disegno di legge per ridurre i benefici della Gozzini». Braccialetto sì o braccialetto no? «Credo che il braccialetto sia utile, anzi indispensabile, nei casi di arresti domiciliari per gli indagati e di detenzione domiciliare a carico dei condannati. Se sappiamo che quella persona resta a casa si possono risparmiare risorse umane per i controlli e utilizzarle per altri scopi. Diverso il discorso per chi è in prigione in attesa di giudizio. In questo caso sarebbe meglio la misura dei domiciliari, perché in giro col bracciale avrebbero comunque maggiore libertà d'azione». È d'accordo con la proposta di Alfano di far scontare agli stranieri la pena nel Paese d'origine? «Sì. Ma sono necessari accordi internazionali. Per ora li abbiamo con Albania e Romania e forse li avremo con la Libia». Di Pietro parla di «indulto mascherato»... «Non è così. A parte il fatto che per noi sarebbe un risparmio in termini economici, non penso che queste persone tornino in Patria a fare ricreazione. Alcuni carceri, ad esempio in Marocco o in Algeria, sono a dir poco meno accoglienti di quelli italiani». Come impedire che rientrino nel nostro territorio nazionale? «Se tornano verranno espulsi di nuovo». Costruire nuove carceri va bene. Ma ci vogliono soldi e tempo. C'è un sistema, secondo lei, per farle riempire di meno o più lentamente? «Premesso che dopo il terzo grado di giudizio la pena deve essere scontata fino in fondo, la custodia cautelare va prevista solo in casi gravi. La mia proposta è aumentare la rosa delle pene alternative al carcere, depenalizzare i reati attualmente di competenza dei giudici di pace e trasferire a loro il trattamento dei reati che destano meno allarme sociale».
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