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"Berlusconi può farcela ma parta dalle piccole cose"

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SergioMaione se li è visti scorrere tutti davanti agli occhi. Lui, presidente della Prestige Hotel, è l'amministratore delegato dell'albergo Vesuvio, il più famoso di Napoli. Parla poco l'«avvocato», come ossequiosamente lo chiamano nell'hotel del lungomare partenopeo, appare meno. Ma è uno che Silvio Berlusconi ascolta soprattutto quando si trova a passare a Napoli. Come farà dalla prossima settimana, quando verrà nel capoluogo partenopeo per il primo consiglio dei ministri. Avvocato, qual è la situazione rifiuti? «Nel centro città è migliorata. I problemi sono fuori da questa zona. E soprattutto occorre adesso intervenire in maniera più strutturale, pensando all'uscita dall'emergenza». Il governo sta per trasferirsi a Napoli. Che cosa dovrebbe fare? «Guardi, sono anni che qui si parla di grandi progetti. La riqualificazione di Bagnoli, il rilancio di Napoli Est, implementare l'aeroporto, il nuovo scalo di Grazzanise. Sa qual è la conclusione? Non s'è fatto nulla». Per non parlare dei rifiuti... «Per non parlare dei rifiuti. Ancora peggio. Non s'è realizzato neanche un termovalorizzatore, ha prevalso la "politica del no", le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti». E che cosa si può fare adesso? «Partire dalle piccole cose. È quello che manca. Le buche per strada, la sporcizia, l'abbandono, il degrado». Bisogna cominciare da lì? «Pensi di essere un turista che arriva alla stazione centrale di Napoli a piazza Garibaldi. Troverà gente che dorme sui materassi, tutto sporco, uno schifo ovunque. Oppure immagini di arrivare in auto, sbuca dall'autostrada su via Marina e trova un percorso di buche, tutto rotto. Per non parlare dell'aeroporto. E poi c'è la sicurezza sul territorio». E come si può intervenire? «In tutte le città d'Europa i percorsi per turisti sono sorvegliati. È così alla porta di Brandeburgo a Berlino, è così alla Tour Eiffel a Parigi». Scusi, abbiamo deragliato. Stavamo parlando dei rifiuti. «E ne stiamo ancora parlando. Perché qui è chiara una cosa. Si può anche risolvere la questione rifiuti, ma bisogna pensare all'economia locale dopo. Sarà sempre più difficile governare un Paese se il Sud resta indietro». E l'economia locale è stata pesantemente colpita dall'emergenza rifiuti? «L'economia napoletana è costituita oggi essenzialmente da tre comparti: armatoriale, turistico e agroalimentare. I secondi due sono stati colpiti molto pesantemente. Per questo insisto, servono interventi strutturali». Come sta lavorando De Gennaro? «Ha operato bene nella situazione in cui si trovava. Anche se negli ultimi dieci giorni la situazione è peggiorata». Non poteva fare di più un commissario di un governo che non c'era? «Direi di no, è stato nominato e il governo è caduto poco dopo». E ora il governo c'è. «Penso che Berlusconi deve fare in modo, utilizzando tutti gli strumenti possibili, di aprire una discarica in ogni provincia. Ne occorrono cinque. Questo servirà a fare prendere fiato alla città e soprattutto ad assicurare una tregua dall'emergenza per almeno due o tre anni. Il tempo necessario per varare il primo termovalorizzatore». Senta, ma Berlusconi si troverà in una situazione paradossale: deve risolvere il problema collaborando con il principale responsabile, Bassolino, che è ancora presidente della Regione. «Lo so, me ne rendo conto. Non c'è alternativa». Un gruppo di senatori ha promosso una raccolta di firme per chiedere la rimozione del governatore. Condivide? «Non sono un politico, ma quel potere spetta in alcuni specifici casi solo al presidente della Repubblica e non credo che voglia intraprendere iniziative del genere». Ma come è stato possibile arrivare a questo punto? «Ci sono tante colpe. Penso anche alle nostre, siamo stati troppo in silenzio. Ma voglio dire che quando sono fioccate le prime critiche, cinque o sei anni fa, i primi a non darci spazio sono stati i giornali». E ora? Che giudizio dà di Claudio Velardi, ex braccio destro di D'Alema e oggi assessore campano al turismo? «Ci sono due filosofie. Una è negare il problema, dire che i rifiuti solidi non esistono. L'altra è ammettere le difficoltà e spiegare anche che si sta tentando di superarle. Lui è iscritto alla prima scuola di pensiero, io alla seconda». Ha fiducia in Berlusconi? Ce la potrà fare? «Berlusconi è un uomo di straordinarie capacità. A lui dobbiamo moltissimo. Gli siamo riconoscenti anche sul piano personale. Ricorda quando in tv andò in onda a "Striscia la Notizia" quella scena di Berlusconi che usciva dal Vesuvio. Era davanti all'albergo e dietro si leggeva la nostra insegna. Ci ha regalato una grande pubblicità». L'avete però ricambiato, avete «donato» a lui Apicella... «È vero. Quella sera era qui in albergo e Apicella suonò. A Berlusconi piacque e gli disse: "La chiamerò a Roma". Passarono i mesi e quella telefonata non arrivava tanto che qui lo prendevano in giro: "Marià, ma il telefono non squilla...". E invece squillò, non appena il Cavaliere arrivò a Palazzo Chigi. È stato di parola, speriamo lo sia anche stavolta».

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