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Quando Calearo odiava la sinistra

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Un'intervista in cui l'imprenditore, interrogato su cosa pensasse della candidatura di Veltroni, rispondeva così: «In termini di metodo la designazione non mi piace perché proviene dall'alto. Non giudico la persona, osservo che viente interpretata come una sorta di salvagente, Sicuramente la persona è capace e esperta, magari non è l'unica scelta per chi sta a sinistra». E ancora: «Badate che la vittoria di Tosi a sindaco di Verona, come quella di tanti altri candidati leghisti, individua un bisogno di politica semplice e di buona amministrazione. La gente sente vicino Tosi, distante Prodi». Insomma a rileggerlo viene quasi da chiedersi: ma che ci fa oggi Calearo nel Pd? Anche perché il numero uno di Federmeccanica non ha mai rinunciato a criticare il centrosinistra e il governo Prodi. Come quando, intervitato da La Padania, lodò l'idea di uno sciopero fiscale: «È una giusta provocazione. Il vaso è colmo». O come quando, dopo le politiche del 2006, invitava l'Unione a «valorizzare le cose buone fatte nella precendente legislatura: la Biagi e la riforma Moratti». Esattamente quello che il governo ha cancellato (Moratti) o ha provato a cancellare (Biagi).

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