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Berlusconi avverte «Ora compatti al voto»

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Ma Berlusconi, accompagnato da Giulio Tremonti e dai capigruppo di Camera e Senato Elio Vito e Renato Schifani, ha detto in modo chiaro e irremovibile che «non si può lasciare il Paese in sospeso per altro tempo e che quindi occorre andare a votare». Per fugare i timori del Capo dello Stato sui rischi di instabilità che si ripresenterebbero per un altro governo con la stessa legge elettorale, Berlusconi ha detto di essere certo che il centrodestra avrà una maggioranza solida anche in Senato. L'ex premier ha poi sottolineato che Forza Italia ha dato tutta la sua disponibilità al dialogo sulle riforme ma «non per colpa sua» non si è arrivati a un'intesa e quindi sarebbe alquanto improbabile che nel giro di pochi mesi si arrivi a un accordo che non è stato possibile in due anni. A fronte della determinazione del Capo dello Stato a evitare il voto, Berlusconi ha ribadito il no anche alle soluzioni Amato o Marini. Anche ieri è stata un'altra giornata al cardiopalma; mentre si svolgevano le consultazioni al Quirinale, in Senato ricominciava il mercato. «Stanno cercando di sfilarci qualche senatore facendogli ponti d'oro» la voce è circolata con insistenza dentro Forza Italia. All'uscita dal Quirinale, Berlusconi si è visto a colazione con Gianfranco Fini. Un incontro più che per fare il punto sulle consultazioni del Capo dello Stato per discutere della prossima campagna elettorale e gettare le basi di una strategia comune. Il leader di Forza Italia è stato chiaro con Fini: bisogna muoversi insieme, qualsiasi iniziativa va fatta in modo unitario, bisogna usare lo stesso linguaggio per dare l'immmagine all'elettorato di avere di fronte una coalizione coesa diversa quindi dall'etereogeneità del centrosinistra. Basta liti tra di noi, ha detto Berlusconi all'alleato con il quale sembra tornato il sereno. L'agenda? Si parte all'indomani della decisione di Napolitano di andare al voto. Ogni iniziativa va programmata e organizzata in modo unitario, è questa la linea. Di questo Berlusconi ne ha parlato anche con la Lega durante l'incontro con Maroni e Calderoli a Palazzo Grazioli e nella telefonata con Bossi. La Lega ha ribadito di essere contraria «in questo momento a giochetti di Palazzo» e a «qualsiasi governo». Maroni ha poi lanciato un avvertimentoe: se il capo dello Stato dà un incarico a un altro che non sia Prodi, l'unico legittimato, non parteciperemo a nuove consultazioni. Quanto all'Udc, la Lega è chiara: «Nessuno può pensare di stare sul pero, sul melo e sul fico contemporaneamente...». Dice Maroni: «Se si è con noi, si è contro qualsiasi esecutivo, altrimenti si esce fuori dalla coalizione di centrodestra». Berlusconi ha rassicurato: «Casini non si sfilerà», non andrà per al sua strada e quindi il centrodestra sarà compatto. Oggi pomeriggio il leader di Forza Italia incontrerà Casini a Montecitorio per fare il punto sulla situazione. Qualche timore è emerso per Baccini, poi però l'allarme sembra rientrato, considerando anche la posizione ufficiale espressa da Cesa e da Casini. Agli alleati Berlusconi ha fatto pervenire gli ultimi sondaggi che danno in netto vantaggio il centrodestra e poi il richiamo a tutti: «Tra di noi ci sono stati momenti di divergenza tattica e, chiamiamole così, ci sono state anche ansie personali, ma essendo all'opposizione questi atteggiamenti ci possono anche stare e si sono anche potute esprimere e manifestare. Ora, però, con la necessità di tornare al voto, mi auguro e spero che ci possiamo ricompattare».

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