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Per la legge elettorale serve l'inciucio

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Il diessino Fassino cita anche il Vangelo. Casini: no a vincoli di schieramento

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Per il presidente del Consiglio la legge elettorale è una carta a cui non intende rinunciare, mentre per Silvio Berlusconi si tratta invece di «un falso problema». Dal segretario dei Ds, Piero Fassino giunge un monito a tutte le forze politiche perchè si apra un confronto serio e costruttivo per una nuova legge elettorale in grado di garantire una maggiore stabilità e governabilità. Fassino si spinge a fino a citare il Vangelo: «questa è la fase per cui vale la nota massima del il tuo sì sia sì, il tuo no sia no». Il ministro Vannino Chiti, che ieri ha incontrato Rutelli e l'ufficio di presidenza della Margherita, ha spiegato che nel corso degli incontri con le forze politiche «si sono manifestate possibili convergenze su cambiamenti su una nuova legge elettorale e su singoli ammodernamenti della Costituzione: se ci sarà coerenza di comportamenti politici - ha avvertito Chiti - penso che il Parlamento potrà procedere». Chiti ha ribadito che per la riforma della legge elettorale «non è sufficiente la maggioranza, ma naturalmente nessuno ha il diritto di veto». Su questo argomento martedì ci sarà un incontro tra le delegazioni di Udc e Lega. L'Udc ha tirato fuori dal cappello una soluzione di compromesso capace di salvare quei partiti che sarebbero inpericolo con lo sbarramento al 5% del sistema alla tedesca. Secondo l'ipotesi dell'Udc quei partiti che non riescono a superare il 5% ma in una regione raggiungono l'8% avrebbero la possibilità di essere ripescati. Pier Ferdinando Casini, leader dell'Udc, ritiene che per ottenere una buona riforma della legge elettorale la conditio sine qua non sia l'assenza di vincoli di coalizione. Il leader centrista ha quindi sottolineato che la libertà di movimento nella trattativa è una «condizione» per il raggiungimento di una accordo di alto profilo. «Questa - ha detto - è la condizione seria per un dialogo a tutto campo sulla legge elettorale». Casini ha infine ribadito che l'Udc è favorevole al «modello tedesco che ha dato buoni frutti con uno sbarramento al 5% per evitare che ci siano 22 partiti». Il Carroccio, intanto, ribadisce la disponibilità al confronto con l'Unione, specificando una preferenza per «una vera riforma» che comprenda anche parti della Costituzione, come l'introduzione del modello federale. «Per questo - spiega Roberto Maroni - mi piace il modello tedesco». La Lega chiede all'Unione «una proposta in tempi rapidi, perchè ci sono al massimo due o tre mesi per evitare il referendum», osserva Maroni, mentre per il collega di partito Calderoli «occorre modificare la legge per quel poco che si può in modo da tornare al voto prima dell'estate». Il capogruppo dell'Ulivo alla Camera, Dario Franceschini, ribadisce il principio «democratico del ricercare una convergenza tra maggioranza e opposizione». Alleanza Nazionale auspica «una soluzione rapida per aggiustamenti alla legge elettorale». «Ritocchi nel senso di una maggiore governabilità - spiega Altero Matteoli - soprattutto al Senato possono essere apportati senza difficoltà. Il vero problema da risolvere è se Prodi e l'Unione siano davvero intenzionati a passare dalle parole ai fatti o se, come temiamo, vogliano utilizzare l'argomento legge elettorale per durare. An non cadrà in questa eventuale trappola». Per il Pdci, invece, «sarebbe opportuno - ha spiegato Pino Sgobio - che l'Unione individui al suo interno una posizione che sia patrimonio di tutta la coalizione». Ma Ignazio La Russa (An) mette le mani avanti: «Noi non siamo disponibili a ragionare anche su riforme costituzionali che, avendo tempi lunghi, allungherebbero la vita al moribondo e 'zombì governo Prodi»

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